Gestire il restauro: il Mill Owner Building di Le Corbusier ad Ahmedabad

  • Scritto da  Alessandra Tursi, Abhinava Shukla

L'intervista con il Segretario Generale dell'Ahmedabad Textile Mill's Association, realizzata da Le Corbusier in India, evidenzia le problematiche nell'amministrazione e nel restauro del patrimonio architettonico storico del Novecento.

Il dott. Abhinava Shukla è Segretario Generale della Ahmedabad Textile Association, ospitata nel Mill Owner Building, progettato da Le Corbusier nel 1954 ad Ahmedabad, nello Stato Indiano del Gujarat. Questa società fu fondata nel 1891 ed è uno dei più antichi gruppi industriali dell'India e forse dell'Asia
Mr Shukla, quale fu il suo primo approccio a questo edificio?

Nel 1998 avevo deciso di cambiare la mia vecchia occupazione ed ero in cerca di un nuovo lavoro, quando incontrai il presidente dell'Ahmedabad Textile Association, della Mill Owner's Association, che mi invitò a far parte della società. Conoscevo questo luogo da quando ero piccolo, ho assistito alla costruzione dell'edificio, ma quando arrivai qui il 15 dicembre 1998, dopo molti anni, fui profondamente amareggiato. Vidi questa facciata triste, alcune parti del cemento danneggiate, con i ferri a vista, con evidente necessità di manutenzione. Il pavimento era ricoperto di sporcizia e letame e non veniva pulito da molti anni. Sembrava fosse abbandonato e non vi fosse nessuno a prendersene cura. E, se possibile, la frustrazione fu ancora maggiore quando scoprii la situazione finanziaria e l'esagerato numero di impiegati presenti. Da dove incominciare? Il direttore mi comunicò che non era nelle condizioni di garantirmi un salario molto elevato. Il mio dubbio fu allora se accettare un lavoro con un'ottima retribuzione o se perdere qualcosa al fine di manutenere questo edificio per il bene della città di Ahmedabad.
Appartengo a questa città, ho vissuto qui da quando sono nato e anche se in passato ebbi la possibilità
di studiare presso l'Università di California, decisi di non lasciare questa città. Ho sempre saputo che, qualora fossi partito per gli USA, non sarei mai più tornato. Successivamente frequentai il Two Year Post Graduate presso l'Indian Institute of Management. Terminato il Master in Business Administration ricevetti molte offerte da numerose compagnie indiane e internazionali, ma nuovamente decisi di rimanere in questa città dove sono cresciuto, che amo e in cui voglio restare. Avrei potuto guadagnare cento mila volte di più altrove, ma ho trovato questa opportunità molto più grande del denaro che avrei ricevuto e con questo spirito accettai questo lavoro.
Un aspetto che mi ha molto impressionato la prima volta che l'ho incontrata, è il suo amore per questo edificio. L'espressione "prendersi cura" è inclusiva dei significati di "essere affezionati a qualcosa", "proteggere", "fornire aiuto", "sorvegliare", e soprattutto "essere responsabile".
Come si è preso cura di questo edificio? Lei ha detto che "prendersi cura" implica un'affezione verso qualcuno. Io andrei anche oltre, è un attaccamento emotivo, l'affezione può essere unidirezionale, il legame è da entrambe le parti. Per me si tratta di un legame affettivo con l'edificio. Mi sono progressivamente legato ad esso, come fosse il mio amante e mi possedesse. Abbraccio l'edificio giornalmente e lui ricambia con i sentimenti che mi dona. È un'interazione che mi porta in uno spirito romantico di innamoramento dell'edificio. Quando arrivai qui decisi di non far nulla per un po', per concedermi il tempo necessario a comprendere la situazione attuale. La mia priorità fu di riparare le situazioni più urgenti, anche se con soluzioni temporanee. Quando entrai qui, ad eccezione dei grandi alberi, non c'era altro verde, non una sola pianta. "A cosa servono queste vasche?" – chiesi – "Sono per il giardino", mi dissero. Ma decisi "No, non ora!", perché organizzare un giardino può portare a costi eccessivi. Partii dalle strutture, per evitare ulteriore degrado. Al tempo stesso mi occupai dell'organizzazione dell'associazione e degli oltre trenta impiegati che, grazie alla mia vasta esperienza, mi accorsi subito essere in gran parte poco produttivi e sovradimensionati. Dovetti pertanto selezionarli sulla base del loro operato, ma al contempo studiai anche l'edificio.
Il restauro e la gestione di un edificio del XX secolo pongono spesso la necessità di stabilire processi di auto finanziamento, per la gestione ed il mantenimento dell'immobile, così come da lei operato, ad esempio, con l'auditorium.
Ho sempre pensato, sin dal primo momento, a come generare fondi sfruttando gli spazi disponibili in questo edificio ma, per ottenere ciò, dovevo prima mettere in atto alcuni servizi che mi avrebbero garantito l'auto finanziamento. Ad esempio, quando arrivai qui, l'auditorium era utilizzato per 30-34 ore all'anno, circa 10-15 programmi annuali.
Negli ultimi dieci anni l'utilizzo dell'auditorium è progressivamente aumentato e l'anno scorso la programmazione è stata di 18.000 ore, con 600 programmi realizzati. Tutto questo ha portato un evidente contributo alla gestione. In tutta umiltà, informo sempre i clienti che prenotano i nostri servizi che parte della tariffa, coperti tutti i costi, è destinata al restauro e alla manutenzione dell'edificio.
La città di Ahmedabad ha molti edifici in cemento ma qui abbiamo anche tanto verde e un ampio parcheggio. Io considero il piano terra destinato alle attività pubbliche: disponiamo di aree espositive per fotografie, pitture, oltre all'auditorium. Da questi spazi potremmo ricavare maggiori introiti, se riuscissimo a sfruttare al meglio le potenzialità e fornire servizi competitivi.
Mi ha raccontato che quando arrivò qui non c'era verde. Come ha organizzato questo fiorente complesso sistema naturale?
Quando arrivai, questo edificio aveva un aspetto terribile, molto grigio, imponente. Purtroppo allora non scattai nessuna immagine che raffigurasse l'aspetto dell'edificio, non realizzai nemmeno che grande errore stessi commettendo, per il quale continuo ancora a pentirmi. Dopo due anni iniziai a prendermi cura del giardino, incominciando ad approfondire studi agricoli. Chiedemmo ai giardinieri alcune piante resistenti che potessero sopravvivere in condizioni climatiche così varie. Contattai anche contadini coltivatori di cotone e, accortomi che l'università non era in contatto con gli agricoltori, mi offrii da tramite. La Facoltà di Agraria mi fornì alcune piante di serra per le mie vasche. Un giorno, dopo sette-otto anni dissi: "Guarda cosa ho fatto! È quasi tutto verde!" Ma un giardino non deve essere solo verde, ha bisogno di differenti colori, il verde necessita di interruzioni. Così pensai di inserire alcuni fiori, ma i fiori non fioriscono tutto l'anno, sono stagionali. Tornai pertanto in serra e decisi di usare piante con differenti colori delle foglie. La facciata priva di piante ha un impatto visivo molto forte, appare come uno scheletro, mentre completata dal verde è molto più accogliente. Ora vi sono due giardinieri che si occupano della manutenzione e sono stati istruiti per riprodurre le piante. Il mio obiettivo è di rendere questo luogo il più verde della città. Lo è già nella giungla urbana di Ahmedabad, ma la popolazione continua a non capirne il valore e questo mi rattrista.
Gran parte dei turisti che visitano l'edificio scattano una foto in cui si ritraggono vicino alla statua del Modulor di Le Corbusier, quasi a volersi riconoscere in quel modulo che ha dato proporzioni alla direzione dell'Associazione. Come ha vissuto in questo edificio sino ad ora e come vive questo spazio architettonico nella vita quotidiana?
Gran parte dei visitatori mi chiedono di farsi ritrarre accanto al modulor, anche se gran parte degli Europei confessano di non riconoscersi in tali proporzioni.
Non sono un Europeo, sono un Asiatico e quindi le mie misure corporee non corrispondono agli standard europei. Ciò nonostante, quando percorro ogni giorno la rampa di ingresso, avverto un sensazione di proporzione tra me e il soffitto dell'ultimo piano, dal tetto al piano terra. Avverto la grandezza dell'edificio e di tale magnificenza nel mio essere piccolo mi sento partecipe. Sessanta anni fa questo edificio fu concepito per essere una costruzione moderna, ma lo è tuttora.
Le Corbusier era un precursore dei tempi e quando sono qui avverto tutta l'energia di questo edificio. Camminando per questi ambienti immagino di essere una ballerina con un regista che guida i miei movimenti. Non ho mai ballato in vita mia ma la metafora rispecchia un'aspirazione all'amore. La ballerina è in cerca del suo eroe, e non so se l'eroe sia Le Corbusier o l'architettura stessa, ma avverto lo spirito romantico che questo edificio suscita.
Non sono però l'unico frequentatore abituale dell'edificio. I visitatori per entrare devono richiedere un permesso, dal lunedì al venerdì, dalle 10:30 alle 16:30 e devono seguire alcune regole. Ma ci sono visitatori ai quali è concesso entrare 24 ore al giorno, per 7 giorni a settimana e 12 mesi all'anno, senza chiedermi il permesso: uccelli, gatti, cani, scimmie, corvi. Loro guastano tutto, si arrampicano negli angoli dell'edificio per tutto l'anno, danneggiano i colori delle pareti, rovinano tutto, ci sono uccelli che sporcano ovunque, ma è un ritorno alla natura positivo, mi riconcilia con la natura.
L'edificio è sito in posizione centrale tra la nuova città e, attraversando questo giardino rigoglioso, oltre il lungofiume, si estende la città storica. È una posizione cruciale ed una importante chance per il futuro. Cosa sogna, quando chiude gli occhi, per il futuro di questo edificio?
Il decadimento attuale dell'associazione dei mulini è stato seguito solo da piccoli commercianti che non hanno una mentalità aperta a grandi progetti e pertanto temo che non sarò in grado di realizzare il mio progetto. Noi siamo di fronte al fiume Sabarmati, interessato dal grande progetto di trasformazione del lungofiume. È di qui che Gandhi mosse il suo movimento di liberazione per la nazione e camminando per questa strada intraprese la marcia del sale di protesta contro le leggi inglesi. Non mi piace il processo in corso, ma non sono un disfattista, non posso impedirlo e allora devo trovare un modo per collegare il lungofiume con il pubblico. Sogno che questo spazio possa diventare un centro d'incontro vivace, punto d'incontro e ritrovo, con piccoli ristoranti, negozi, di manifatture artigianali locali.
Mi piacerebbe vedere un domani persone andare e tornare da qui al lungo fiume. Questo edificio è nato per il pubblico, è un edificio privato ma aperto all'esterno, i cittadini sentono che esso è parte del patrimonio culturale della città di Ahmedabad che è necessario preservare per il futuro. Ho sentito voci che parlano della possibilità di una vendita da parte dei Mills' Owners di questa proprietà, poiché privi dei fondi necessari per il mantenimento e la gestione dell'immobile, ma a questa ipotesi io rispondo: "No, io voglio mantenere questo edificio in Ahmedabad anche per le generazioni future e oltre". Finché sarò in questo edificio non permetterò che questo accada; finché vivo qui in Ahmedabad, se non manuterranno dopo di me l'edificio in modo opportuno, io verrò qui e protesterò! Questo è il mio impegno per questo edificio. Questo il mio impegno per la mia città. Questo è il mio amore.

LE CORBUSIER IN AHMEDABAD

Le Corbusier fu invitato in India alla fine degli anni '40 dal primo Primo Ministro Indiano Jawaharlal Nehru per progettare Chandigarh, la nuova capitale del Punjab. Durante la sua permanenza fu invitato ad Ahmedabad e gli furono commissionati cinque edifici. Soltanto quattro progetti furono realizzati.
- Sanskar Kendra, museo della storia, dell'arte, della cultura e architettura di Ahmedabad;
- Mill Owner Building, sede della Ahmedabad Textile Mill's Association;
- Shodan House, commissionato dal proprietario di mulini Shyamubhai Shodan per la sua famiglia;
- Sarabhai Villa, di Madame Manorama Sarabhai, vedova con due bambini;
- Chinubhai Chimanbhai Villa, sindaco di Ahmedabad. Progetto non realizzato.

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