Colore a tutt’altezza! La torre ADAC a Monaco di Baviera

  • Scritto da  Gianluca Frediani

L'ultima realizzazione di Sauerbruch e Hutton è un complesso per uffici che si staglia nella periferia di Monaco di Baviera per la sua torre colorata

In questi ultimi due decenni lo skyline di Monaco si è andato rapidamente trasformando. Al profilo della città storica, caratterizzato dalle maestose torri campanarie della Frauenkirche, si è lentamente sovrapposto quello della Monaco contemporanea, piazza strategica di attività assicurative e bancarie, dove i più importanti gruppi internazionali fanno quasi a gara nel realizzare prestigiosi complessi per uffici di sempre maggiore densità ed altezza. La crisi economica del 2004 ha rallentato questo fenomeno speculativo, ma non sembra averlo fermato. I progetti di edifici alti continuano ad animare il dibattito urbanistico locale che, fra sostenitori ed oppositori, si divide da tempo, più in generale, sul tema della alta densità urbana.
Anche se Monaco è stata, ed è ancora oggi, una città diffusa a densità relativamente bassa, la costruzione di edifici alti è sempre stato qui un tema molto frequentato: già nel primo dopoguerra è stata infatti costruita, ai margini della città vecchia, la bella torre in mattoni dello Städtisches Hochhaus (H. Leitensdorfer, 1927-29), destinata però a restare a lungo una solitaria presenza. Se si esclude la sorprendente Torre delle comunicazioni (S. Rosenthal col Baureferat cittadino, 1965-68) nel parco olimpico, è solo col nuovo millennio che gli edifici alti hanno fatto la loro definitiva apparizione nel paesaggio urbano. La loro collocazione a margine del Ring intermedio è legata sostanzialmente ad una visione urbanistica degli anni '90 che sosteneva la possibilità di costruire, nella fascia di prima periferia, edifici alti che segnassero una sorta di anello intorno al nucleo consolidato della città. Monaco è infatti cresciuta dal dopoguerra ad oggi con una struttura quasi concentrica, innervata dai tre circuiti anulari della circolazione automobilistica (i Ring), grazie alla natura pianeggiante del terreno che, con la sola eccezione del corso della Isar, si apre in tutte le direzioni in maniera quasi indifferenziata.
La torre ADAC non è certamente l'edificio più alto fra quelli recentemente costruiti – coi suoi complessivi 93 metri si colloca appena al di sotto della Frauenkirche – ma è senza dubbio fra quelli che segnano con maggiore evidenza il panorama della città, per la plasticità delle sue forme e la vivace cromia delle sue facciate.
Il lotto su cui sorge è un tipico lotto di periferia, delimitato ad est da una linea ferroviaria e attraversato in profondità dalle gallerie della metropolitana, condizione questa che ha causato un forte aumento dei costi di costruzione per la necessità di eseguire opere speciali di fondazione. Per la realizzazione della sua nuova sede l'ADAC – l'Automobil Club tedesco – ha bandito nel 2004 un concorso ad inviti dal quale è uscito vincitore lo studio anglo-tedesco Sauerbruch e Hutton (Berlino).
Nonostante il successo e la notorietà dei progettisti, che quasi contemporaneamente hanno realizzato nella città bavarese il Brandhorst Museum, la fase progettuale e costruttiva del complesso ADAC è stata molto lunga e complessa e ha portato, infine, ad un contenzioso legale fra committente ed architetti che non pare aver ancora trovato soluzione. A causa di questa situazione, gli architetti non hanno potuto seguire sino alla fine la costruzione del complesso ma, ciò nonostante, l'edificio costruito porta chiaramente il marchio di fabbrica dello studio berlinese, non solo per l'uso intenso dei colori in facciata, ma anche per la qualità dell'impianto distributivo e la definizione accurata dei vari dettagli costruttivi. Della nuova sede ADAC, la torre è solo l'elemento più appariscente. Il complesso, che raggiunge circa 130.000 mq di superficie lorda complessiva, consiste infatti di due elementi ben differenziati: un corpo di base, alto 5 piani, e la torre vera e propria che si innalza di altri 18. La planimetria generale è molto interessante: riprende un modello geometrico molto frequentato negli ultimi anni, proponendo una forma irregolare a stella, con un aspetto vagamente ameboico. Le 5 punte ricordano le dita di una mano aperta; si protendono verso la città definendo un fronte molto variabile, plastico, che si inserisce con eleganza nel contesto circostante. In particolare, questa flessibilità volumetrica del corpo basso ha favorito una buona integrazione della villa storica, vincolata dalla soprintendenza, che si innalza proprio sul bordo della Hansastrasse e che fa parte dell'insieme ADAC. In virtù di questa geometria, inoltre, il basamento appare verso la città molto leggero e dinamico, mentre sul lato opposto, verso la ferrovia, si presenta decisamente più compatto. All'interno di questo corpo basso sono collocati, sotto una grande copertura vetrata di quasi 50 metri di luce libera, il foyer ed un auditorium. Qui la protezione solare è assicurata da un sistema tridimensionale di speciali membrane in poliuretano. Due ampi cortili si aprono lateralmente rispetto al foyer, garantendo una sorprendente fluidità dei percorsi di attraversamento da, e verso il quartiere.
Le piante degli uffici si sviluppano in maniera organica e flessibile, con una serie di spazi per lavoro aperti o semi-aperti, che ruotano attorno ai nuclei di servizi ed infrastrutture. Dai cortili, l'altezza della torre domina l'intera visuale libera in un gioco avvincente di superfici concavo-convesse, liberamente accompagnato dal colore. Il corpo di base presenta una superfice in intonaco grigio, con alcuni accenni di colore solo nelle lastre serigrafate del piano terreno. La torre, invece, è rivestita da una raffinata facciata a doppia pelle, con vetri serigrafati ed elementi in alluminio preverniciato, che sottolineano ed animano il ritmo serrato delle campate con variazioni cromatiche basate sul tipico giallo del logo ADAC. La torre è avvolta da una superficie continua di facciata che sbalza leggermente al di sopra del corpo di base in corrispondenza del fronte est, offrendosi in maniera quasi lapidaria alla percezione veloce che se ne può avere dai treni in corsa.
Dal punto di vista tecnico, il complesso ADAC sviluppa un sistema di controllo energetico molto sofisticato. Da un lato, soluzioni all'avanguardia di telemonitoraggio hanno permesso di contenere in partenza le perdite di calore e, dall'altro, con l'applicazione di sonde geotermiche che attraversano i pali di fondazione, sono stati diffusamente realizzati nell'intero complesso elementi radianti che permettono il risparmio di preziose risorse economiche e naturali. La facciata a doppia pelle contiene, inoltre, un sistema che garantisce l'aerazione diretta dei 1.152 elementi colorati che la compongono (modulo Gartner-Emco). L'ingresso controllato di aria fresca riduce infatti l'impatto del condizionamento e limita sensibilmente i consumi energetici. La realizzazione delle singole campate delle facciate, tutte diverse fra loro, è stata resa possibile solo grazie ad un elaborato sistema di gestione logistica applicato al montaggio dei vari componenti prefabbricati. L'edificio, completato nel corso del 2011, è stato inaugurato a marzo di quest'anno ma già promette di diventare, per la sua dimensione e la sua architettura, una icona caratteristica della città bavarese.

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