La messa in sicurezza come primo atto di misericordia materica

  • Scritto da  Manlio Montuori

L’azione sinergica promossa dalla disciplina normativa per la ricostruzione post-sisma declinata secondo le istanze del patrimonio storico costruito d’interesse culturale.

A quasi un anno di distanza dagli eventi sismici che hanno investito l’Emilia, la bassa Lombardia ed il Veneto, molto si è fatto, ma molto altro ancora è da fare, coscienti del fatto che alla circostanza non può che rispondersi con un’azione sinergica improntata ai caratteri dell’innovazione rivolta alla conservazione e valorizzazione del patrimonio storico costruito, in particolar modo quello d’interesse culturale. Solo in Emilia-Romagna, ammontano a circa 600, su un totale di quasi 1.600 beni tutelati, le testimonianze dell’operosità umana danneggiate dalla sequenza sismica. I maggiori danni hanno interessato – come c’era da attendersi da anni di non cura – soprattutto gli edifici ecclesiastici, torri e campanili, divenuti tristi e malconci testimoni di come anni di mancata attenzione verso le testimonianze materiali abbiano amplificato l’intensità dell’azione sismica; secondo la zonizzazione sismica attualmente in vigore (OPCM n. 3519 del 28 aprile 2006), le aree interessate sono caratterizzate da una pericolosità medio-bassa, con accelerazione attese dell’ordine di 1/10 - 1/8 della forza di gravità, con periodo di ritorno di 475 anni. Prioritario, allora, è stato limitare il proliferare delle zone rosse, senza trascurare l’intervento di aiuto alla popolazione duramente colpita, grazie alle numerose ordinanze che sin dall’inizio si sono succedute nel guidare la fase di primo intervento, sino alla cosiddetta ricostruzione pesante; è il caso dell’ordinanza n. 86 del 6 dicembre 2012 che stabilisce i criteri e le modalità di erogazione di contributi per la riparazione, il ripristino con miglioramento sismico, fino alla demolizione e ricostruzione di edifici e unità immobiliari ad uso abitativo, dichiarati inagibili con esito E a seguito dei danni subiti. Lo strumento normativo – non va taciuto – espone parte di quel patrimonio materiale, fatto di edifici rurali, stalle e fienili, ad una intollerabile azione di obliterazione; tuttavia, non è questa la sede per sollevare un’efficace discussione. L’aspetto che maggiormente si contraddistingue è la disciplina data dalla struttura commissariale all’azione di ricostruzione che, per successivi gradi di approfondimento, ha provveduto all’aggiornamento delle ordinanze che regolano la concessione di contributi per la riparazione degli edifici che hanno subito danni rilevanti, ma non gravissimi (la n. 29 del 28 agosto 2012 e la n. 51 del 5 ottobre 2012,su tutte), fino ad emanare il provvedimento che stabilisce le modalità di intervento per riparare o ricostruire quegli edifici caratterizzati dall’aver subito danni molto gravi, anche con crolli parziali o totali – gli esiti E sono stati suddivisi in ‘danno significativo’, ‘danno grave’ e ‘danno gravissimo’ collegato al ‘livello operativo’ (E1, E2 o E3) dell’intervento –, che necessitano di provvedimenti rilevanti per poter raggiungere, nel caso della riparazione, almeno il livello di sicurezza pari al 60% di quello previsto per le nuove costruzioni. Abbiamo dovuto attendere l’ordinanza n. 83 del 5 dicembre 2012 perché fosse disciplinata la riparazione con rafforzamento locale e ripristino con miglioramento sismico degli edifici religiosi, nell’intento di programmare interventi immediati che garantissero la continuità dell’esercizio del culto. Caratterizzati da peculiari indicatori di vulnerabilità, attraverso i quali è classificata la propensione ad attivare meccanismi di danno, gli edifici di culto si sono comportati come purtroppo atteso, registrando risposte classificate nei 28 spettri previsti sin dalla prima edizione delle Linee Guida del 2006, aggiornate nel 2011. È per questi testimoni dell’operosità umana che, nei secoli, si sono stratificati in documentazioni della cultura materica, che la più cristiana delle manifestazioni, la misericordia (Lu 10:29-37), ha saputo trasformarsi in opere temporanee di presidio e messa in sicurezza, quali puntelli di ritegno e di sostegno, tirantature, cerchiature. Spesso frutto della preziosa esperienza del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, attraverso l’azione dei nuclei Speleo Alpino Fluviale, questi interventi si richiamano all’essenzialità di dare una risposta rapida ed efficace, in condizioni di somma urgenza, per contrastare danneggiamenti e meccanismi di collasso in atto.
La predisposizione di opere di confinamento con fasce in poliestere come la stabilizzazione dei corpi di fabbrica in corso di ribaltamento mediante l’uso di complesse macchine lignee sono tutte opere improntate ai caratteri della rapidità esecutiva, della facilità di adattamento alle differenti condizioni, ma soprattutto della reversibilità, declinate secondo le istanze proprie della tutela per essere validate, per la parte tecnica, dagli uffici periferici del MIBAC e, per l'approvazione dell’impegno economico, dalla Struttura Commissariale.

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