Il sisma, evento rivelatore delle principali problematiche strutturali dell’edilizia storica

  • Scritto da  Antonio Borri, Giovanni Cangi, Alessandro De Maria

Le carenze strutturali del patrimonio edilizio italiano, prime fra tutte la scarsa qualità meccanica delle murature e la mancanza di collegamenti tra i diversi elementi strutturali, sono emerse drammaticamente in occasione del sisma emiliano. Dalla stima dei danni emerge una classificazione ragionata delle principali problematiche osservate.

In Emilia non si registravano sismi significativi da oltre 400 anni e questo tempo è certo sufficiente a far dimenticare gli accorgimenti costruttivi tipici delle zone sismiche. Si spiega anche (e principalmente) così la gravità del danneggiamento di molti edifici, a fronte di un sisma di media intensità. La prima cosa che si osserva negli edifici danneggiati dal sisma emiliano è infatti l’inadeguatezza degli spessori delle pareti in rapporto alle altezze. Una tipologia edilizia tradizionale molto frequente è l’edificio a due o tre piani con muratura di mattoni a due teste. Se si considera che i solai d’interpiano e la copertura spesso non sono collegati alle pareti e che i muri di spina sono rari se non assenti, ci si accorge che siamo di fronte a pareti libere alte 6-9 metri e di spessore di meno di 30 cm circa, con valori di snellezza quindi del tutto incompatibili con le problematiche sismiche. A ciò si aggiungano alcune carenze e vulnerabilità tipiche delle murature emiliane. In particolare si sottolineano le criticità dovute all’uso di malte meccanicamente povere, la frequenza con cui si sono osservati mattoni non cotti e la mancanza di diatoni (in murature composte da due paramenti non collegati) o, al contrario, paramenti di soli diatoni.
I mattoni crudi e le malte terrose portano così a valori di resistenza della muratura inaccettabili e, ciò che appare più problematico nell'ottica della ricostruzione, molto inferiori a quanto ipotizzato dalle vigenti norme per murature in mattoni pieni. Anche i difetti di tessitura hanno dato luogo a risposte sismiche insoddisfacenti: le murature di soli diatoni hanno favorito superfici di rottura passanti solo per i deboli giunti di malta, seguendo una inclinazione prossima ai 45 gradi; le pareti a doppio paramento hanno rivelato scarsa resistenza per azioni ortogonali al loro piano. Nelle torri e nei campanili si è trovata spesso muratura in mattoni a più strati tessuti caoticamente. Inoltre, le travi lignee dei solai appoggiate esclusivamente sul paramento interno (spesso in mattoni crudi) hanno creato disuniformità nella distribuzione di tensioni verticali all’interno del muro e hanno favorito lo sfilamento delle travi dall'appoggio. Un ulteriore aspetto critico è costituito dalla insufficienza delle pareti resistenti, dovuta sia agli spessori esigui sia alla quasi totale assenza di muri interni. Spesso gli unici muri interni sono le pareti ad una testa che sorreggono le scale, inefficaci a trattenere le facciate degli edifici. La carenza di area muraria resistente è talvolta accresciuta anche da aperture troppo ampie a piano terra. Una delle immagini emblematiche per quanto riguarda le problematiche di eccessiva snellezza delle pareti e di assenza dei muri di spina è il palazzo municipale di Sant’Agostino, in provincia di Ferrara, un edificio con il fronte di oltre dieci metri, del tutto privo di efficaci muri di spina intermedi. Appaiono poi sistematicamente assenti i collegamenti fra solai, coperture e pareti. Ciò è una tipica manifestazione di una tecnica costruttiva che non prevedeva la possibilità di azioni orizzontali dovute al sisma, ma considerava solo i carichi verticali, nei confronti dei quali il vincolo monolatero di semplice appoggio della trave sulla parete risulta sufficiente. A ciò si aggiunga che le coperture a quattro falde spesso sono risultate spingenti, come anche molte coperture a due falde. Il fatto che il territorio non sia mai stato considerato sismico è testimoniato anche dalla rarità di tiranti, catene, speroni, archi di contrasto, ecc., se si eccettua il centro storico di Ferrara, dove invece tali dispositivi tradizionali di collegamento sono più diffusi. Occorre infine fare un cenno alla disposizione delle aperture spesso troppo vicine agli spigoli dell’edificio. Ciò indebolisce fortemente la connessione fra le due pareti ortogonali concorrenti nello spigolo.

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