Valutazione del livello di sostenibilità negli interventi sul patrimonio storico colpito dal sisma

  • Scritto da  Paola Boarin, Marco Zuppiroli

Il tema dei processi ricostruttivi in chiave sostenibile riveste, oggi, un ruolo strategico anche nei territori colpiti dal sisma. In quest’ottica, Green Building Council Italia sta lavorando all’elaborazione di un protocollo dedicato alla valutazione dei livelli di sostenibilità degli interventi di restauro e integrazione di manufatti pre-industriali.

Gli indirizzi operativi individuati dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna, nell’ambito delle norme per la ricostruzione nei territori interessati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, costituiscono un primissimo passo verso un generale ripensamento delle possibili strategie da intraprendersi nell’ambito dei cosiddetti “Piani della ricostruzione”. Il tema della sostenibilità, declinato a livello normativo come miglioramento della prestazione energetica, riveste, nelle more della legge, un ruolo centrale del tutto paragonabile al miglioramento della prestazione sismica. L’approccio tenuto dal Legislatore, orientato al miglioramento e non già all’adeguamento, sembra costituire un primo, deciso, cambio di rotta che dovrà, a breve, trovare conferma nei regolamenti attuativi e, conseguentemente, nei singoli “Piani della ricostruzione”. Non mancano però importanti criticità. Da una parte risultano sostanzialmente assenti efficaci strumenti operativi volti alla determinazione degli indirizzi da seguire, in particolare per quel che riguarda gli interventi di miglioramento della prestazione energetica dell’edilizia pre-industriale di base, dall’altra, è necessario allargare la valutazione a tutti gli aspetti del processo edilizio, dalla qualità ambientale interna alla valutazione della sostenibilità nell’uso delle risorse, dalla gestione delle acque finanche al miglioramento della prestazione energetica.
È necessario, quindi, un salto di qualità in chiave interdisciplinare, una profonda presa di coscienza della sterilità di una ricerca analitica e parcellizzante, capace di addentrarsi sempre più a fondo nell’indagine dell’infinitamente piccolo, perdendo però di vista l’infinitamente grande, l’universo, la totalità1. All’interno di una logica di sostenibilità, sarà inoltre necessario concepire l’intervento progettuale in stretto rapporto con l’eredità testimoniale del costruito storico e non in conflitto con essa, senza quindi compromettere la ricchezza reale e potenziale nell’ambito in cui si è chiamati ad intervenire2. Oggi il concetto di sostenibilità si è, infatti, evoluto, ampliando gli orizzonti della triple bottom line risorse-emissioni-biodiversità in un insieme più ampio di temi che introducono vincoli economici, qualità ambientale ed istanze culturali. Quest’ultima declinazione, la cultura, diventa dunque nuovo – o, meglio, ritrovato – paradigma di sostenibilità, orientando il processo edilizio verso la salvaguardia e la valorizzazione di tutte le sue manifestazioni passate. Le attività connesse con il restauro di manufatti storici diventano dunque “azioni” di per sé sostenibili e, pertanto, valutabili anche con strumenti e metodi pertinenti a tale contesto.
La sola prestazione energetica cui il Legislatore guarda nell’ambito delle norme per la ricostruzione non è quindi sufficiente a garantire il raggiungimento di elevati livelli di sostenibilità poiché anche il riconoscimento del valore testimoniale deve necessariamente entrare a pieno titolo nel processo di valutazione. Questo scenario rappresenta il piano culturale sul quale si sta muovendo Green Building Council Italia il cui obiettivo, sviluppato attraverso un gruppo di lavoro fortemente interdisciplinare che riunisce università, centri di ricerca ed aziende leader nel settore edilizio, è la redazione di un protocollo di certificazione volontaria del livello di sostenibilità degli interventi di restauro ed integrazione di manufatti pre-industriali. Questo innovativo strumento trova fondamento nel confronto e nell’unione di due diverse culture: i criteri di sostenibilità dello standard LEED® e il vasto patrimonio di conoscenze proprie del mondo del restauro. I diversi ambiti disciplinari presentano tuttavia significative analogie ed affinità, connesse, in particolare, con il fine ultimo proprio di entrambi i processi, ovvero quello del riconoscimento, della valorizzazione e della trasmissione al futuro del patrimonio culturale, nella sua consistenza fisica e nella sua dimensione estetica e testimoniale.

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