L’approccio metodologico per la ricostruzione

  • Scritto da  Roberto Gabrielli, Barbara Nerozzi

La progettazione del paesaggio appare ora elemento centrale per ricostruire la relazione tra territorio e collettività. Nel contesto, territoriale ed istituzionale, di una cultura della pianificazione già ampiamente stratificata l’impegno diventa quello di costruire insieme ai Comuni un percorso di confronto e condivisione che, a partire dai casi concreti, possa individuare le modalità di ricostruzione più consone agli assetti del territorio

Dopo la prima fase di gestione dell’emergenza i territori colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 devono ora affrontare quella, certamente più complessa, della ricostruzione. Oltre alle Ordinanze, assunte da Vasco Errani in qualità di Commissario delegato alla ricostruzione, con l’emanazione della legge regionale n.16, 2012 – “Norme per la ricostruzione nei territori interessati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012” – la Regione ha fornito il quadro di riferimento normativo per l’avvio delle attività, cercando di coniugare le diverse necessità di urgenza, flessibilità e qualità. Quindi una disciplina speciale che prevede procedure semplificate e percorsi differenziati per dare risposte ad esigenze anche molto diversificate, che consente di attivare immediatamente gli interventi, laddove ce ne siano le condizioni, e prevede la possibilità di attivare diversi strumenti di pianificazione per le situazioni più complesse, sempre coniugando le esigenze di miglioramento delle prestazioni sismiche e della qualità architettonica dei tessuti urbani e dei luoghi in cui si riconoscono le comunità locali. Esempi di questa disciplina specifica sono: la possibilità di individuare Unità Minime di Intervento (UMI) da recuperare attraverso una progettazione unitaria sia per ragioni di carattere strutturale sia per soddisfare esigenze di contenimento energetico e qualificazione dell’assetto urbanistico in cui si inseriscono; la possibilità di avvalersi del piano della ricostruzione quale strumento urbanistico operativo, che integra la strumentazione vigente, indicando regole e aspetti progettuali, promovendo al contempo il miglioramento della sicurezza e della qualità urbana; ma anche una serie di possibilità lasciate alla facoltà dei Comuni per provvedere, se necessario, alla specificazione e adeguamento dei contenuti urbanistico-edilizi al fine di valorizzare e incentivare il recupero del patrimonio di valore storico-testimoniale.
L’impegno della Regione non si ferma certamente qui: la legge, e più in generale i provvedimenti normativi, sono il primo passo dovuto di un percorso che la Regione vuole proseguire accompagnando i Comuni nella fase attuativa. Ricostruire, infatti, non significa solo rimettere in piedi dei mattoni, ma ricreare un paesaggio e l’identità dei luoghi, assicurando la tutela e valorizzazione dei tessuti urbani di antica formazione e dei principali elementi identitari nonché del paesaggio rurale: un’operazione complessa, non solo tecnica ed economica, ma anche culturale. La parte più colpita dal sisma è il patrimonio storico, più fragile e al contempo più prezioso; con esso è stato compromesso non solo il valore culturale e testimoniale insito nei singoli manufatti, ma anche il significato che questi segni davano al contesto. La qualità dei singoli progetti edilizi richiederà quindi anche una attenzione particolare alla coerenza e all’inserimento paesaggistico degli interventi, perché è la loro sommatoria che determinerà la qualità diffusa dell’intero sistema territoriale, e in particolare nei tre campi di azione privilegiati: il territorio rurale da sempre caratterizzato da un consistente patrimonio con valore storico-tipologico fortemente danneggiato; i centri storici, cuore dei luoghi dell’identità, delle relazioni sociali e della quotidianità di questo territorio; i margini dell’urbanizzato dove la collocazione degli interventi per la gestione dell’emergenza può generare una città temporanea e nuove polarità. In questa prospettiva emerge l’importanza della progettazione del paesaggio, come elemento centrale per ricostruire la relazione tra territorio e collettività, cioè per ricostruire quegli elementi che diventano identitari in quanto la comunità riconosce loro significato e valore. Il paesaggio, non solo in virtù della considerazione delle sue innumerevoli funzioni (culturali, ecologiche, ambientali, sociali ed economiche), ma per la sua capacità di fornire una visione simultaneamente capace di rivolgersi al passato (all’identità, alla memoria, alla continuità, all’appartenenza ad un territorio e ad una comunità...) e al futuro (alle domande di cambiamento, alle esigenze di miglioramento, a nuove prospettive economiche e di sviluppo...), può diventare il principale riferimento per perseguire uno sviluppo territoriale equilibrato e sostenibile, e attrattivo anche per la ripresa delle attività economiche. La Regione vuole cogliere questa sfida per supportare la ricostruzione con un gradiente culturale che ci permetta di coglierne appieno non solo la drammaticità ma anche l’opportunità.
Nel contesto, territoriale ed istituzionale, di una cultura della pianificazione già ampiamente stratificata e comunque operante, l’impegno è quello di costruire insieme ai Comuni un percorso di confronto e condivisione, che a partire dai casi concreti, possa individuare le modalità di ricostruzione più consone agli assetti del territorio nonché delle differenti casistiche e problematiche che le amministrazioni comunali si troveranno ad affrontare e, al contempo, possa portare alla costruzione di orientamenti e valori condivisi che assicurino una omogeneità di approccio al processo di ricostruzione. Un confronto strutturato e supportato da un gruppo tecnico operativo, coordinato dal Servizio Pianificazione Urbanistica, Paesaggio e Uso Sostenibile del Territorio, che opererà come interlocutore diretto per le strutture tecniche comunali e provinciali, a partire dalla funzione di “front-office” per affrontare specifiche questioni e problematiche che emergeranno, fino alla gestione tecnica dei procedimenti amministrativi del Comitato Unitario per la Ricostruzione (CUR).

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