Il paesaggio e gli edifici storici

  • Scritto da  Lea Calabrese

La capacità di combinare nuove architetture con un contesto storico è stata portata avanti in modo particolarmente analitico in questo progetto curato dagli architetti viennesi Christian Jabornegg and András Pálffy

 

L’abbazia benedettina di Altenburg (fondata nel 1144) fu, in seguito a numerose distruzioni, dissesti ed ampliamenti, risanata nel XVII secolo in stile barocco. L’inizio degli scavi archeologici e del progetto di risistemazione si è reso necessario nel 2000, per rendere accessibile e rinsaldare la struttura a rischio di crollo di tutta la parte medioevale dell’edificio che si trova sotto l’abbazia di Altenburg, costruita nella roccia e coperta dal 1740 con un terrazzamento. La riprogettazione dell’area ha come punto principale la volontà di creare una piattaforma panoramica che facesse da tetto all’area archeologica: la complessa impresa di pensare ad un collegamento spaziale tra la parte medioevale e quella barocca e di inserire un nuovo ingresso per i visitatori, ed allo stesso tempo di consolidare la struttura della parte medioevale, è stata affidata agli architetti Christian Jabornegg und András Pálffy. I progetti di Jabornegg & Pàlffy sono basati su sopralluoghi e analisi delle architetture esistenti e della relazione con esse. Gli architetti hanno preso come punto di partenza il contesto per delineare l’inserimento della nuova struttura su quella originaria. Essi si sono dimostrati molto sensibili al tema della costruzione all’interno di un complesso storico, considerando indispensabile uno studiato rapporto di interrelazione tra strutture esistenti, planimetria da sviluppare, qualità architettonica e soluzioni costruttive e tecnologiche. Il loro progetto è un esempio di un’articolata e ben riuscita sistemazione spaziale unita alla scelta di un uso multifunzionale di materiali che rispettano la tradizione insieme ad una struttura pensata intelligentemente, con particolare attenzione alle definizioni di dettaglio (colore, grana degli intonaci, ecc.).
Le aree risalenti alla fase costruttiva medievale non solo sono utilizzate come aree espositive, ma creano un’estensione spaziale coerente con le aree già costituite all’interno del prospetto principale. L’area esposta degli scavi è stata chiusa con una copertura anche’essa sviluppata in forma di altana in modo tale da definire chiaramente la zona degli scavi e, nel contempo, creare anche un ampio spazio di circolazione che reinterpreta e rinnova l’idea dell’altana utilizzando i mezzi del presente. Essa è in cemento rinforzato che si trova allo stesso livello delle corti adiacenti risalenti all’epoca barocca. In questo modo si è costituita una larga superficie che funge da percorso di attraversamento per i veicoli, di accesso pedonale alla biblioteca e alla cripta e zona attrezzata con panchine per la vista del panorama. Il parapetto della terrazza è in legno, molto discreto, e si inserisce senza un forte impatto visivo sul fronte est. L’importanza dei collegamenti visivi nel progetto degli architetti viennesi emerge anche nello studio per l’inserimento di pannelli di vetro al di sopra dell’area degli scavi, che permette, da quel livello, una visione trasversale verso la facciata barocca. Un foyer permette ai visitatori di raggiungere sia la piattaforma che gli scavi: esso ha un design semplice ed elegante che ne fanno un intervento di grande qualità architettonica, perché non viene percepito come elemento di contrasto ma si integra con le architetture esistenti. L’architettura di Jabornegg e Palffy segue regole chiare. “Non si può produrre costantemente qualcosa di nuovo, ma è possibile presentare le cose in contesti sempre nuovi”. Soluzioni realizzabili e discrete contraddistinguono la loro architettura. Il progetto ha recentemente partecipato alla terza edizione del Premio Internazionale Restauro e Conservazione Fassa Bortolo dove è stato premiato con la medaglia d’argento ex-aequo con il progetto di restauro e riabilitazione delle pousada di Picote, degli architetti Cannatà & Fernandes. Oltre a risolvere problemi statici, l’intervento è stato riconosciuto meritevole dai membri della giuria per aver “creato ambienti museali altamente suggestivi, conservato un eccellente rapporto dell’abbazia, anche in queste sue parti nuove, col paesaggio”.

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