Un'isola di silenzio nel cuore di Hanoi

  • Scritto da  Caterina Romaniello

Lo studio Alvisi Kirimoto + Partners vince il concorso di idee HISTORICAL HANOI 2013 per la riqualificazione urbana dello storico quartiere di Hoan Kiem ad Hanoi, promosso nell’ambito del memorandum d’intesa fra l’Associazione degli Architetti del Vietnam e l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Genova.

 

Il progetto con cui lo studio Alvisi Kirimoto + Partners (www.alvisikirimoto.it) lo scorso novembre ha vinto il concorso HISTORICAL HANOI 2013 (www.historical-hanoi2013.com) mira a una generale riorganizzazione del quartiere Hoan Kiem, che recupera la memoria storica di questo importante centro nevralgico della capitale vietnamita e gli restituisce il suo ruolo di cerniera urbana nell’area compresa fra il lago Hoan Kiem, la piazza Dong Kinh Nghia Thuc e le vie Dinh Tien Hoang e Hang Dao. Il concorso, promosso dall’Associazione degli Architetti del Vietnam e dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Genova, ha come obiettivo principale quello di riqualificare il cosiddetto “Quartiere delle strade dei 36 mestieri”, cuore dell’antica città mercantile risalente all’XI secolo, oggi congestionato dal traffico e ridotto in condizioni di degrado urbano.
Lo studio italo-giapponese, attivo in Vietnam già dal 2011 con la realizzazione ad Hanoi della sede vietnamita dell’azienda italiana Medlac Pharma, immagina per il quartiere il ruolo di nuovo complesso funzionale all’interno dell’area compresa fra il centro storico e il quartiere francese di Hanoi, andando in controtendenza rispetto all’incontrollato sviluppo urbano e all’orientamento a fare “tabula rasa” dell’esistente, tipici della maggior parte delle città del Sud Est asiatico. La proposta progettuale, concepita con il contributo tecnico dello studio vietnamita di Nguyen Dinh Thanh e vincitrice fra 52 candidature, è interamente ispirata a principi di efficienza energetica e sostenibilità urbana e sociale ed è basata sulla pedonalizzazione, sull’uso della bioclimatica urbana e sulla scelta di inserire nello spazio pubblico elementi ad alto contenuto simbolico. Il degrado e la confusione generata dalla quantità di cavi elettrici, condizionatori e insegne di negozi che intasano le facciate degli edifici vengono risolti con una serie di scelte progettuali tese a riqualificare l’ambiente urbano anche dal punto di vista energetico: dal cablaggio sotterraneo degli impianti elettrici all’ideazione di “scatole energetiche” poste sulle coperture, che producono energia elettrica attraverso un impianto di pannelli fotovoltaici e raggruppano cavi e vecchi apparecchi. Il disordinato sistema di insegne viene razionalizzato con l’uso di codici cromatici e linguistici ispirati alla fisionomia tradizionale delle strade del commercio cittadino. La coraggiosa scelta di eliminare il traffico trasforma il quartiere in un’inaspettata “isola di silenzio, al centro della quale - spiega Massimo Alvisi - abbiamo disegnato una piazza di pietra, acqua e luce”. In questo nuovo spazio sottratto al caos del flusso veicolare, una piattaforma rivestita di marmo e alta mezzo metro viene usata come punto di sosta e d’osservazione e, in occasione di eventi pubblici, si trasforma in un palcoscenico urbano. Fulcro progettuale e visivo, la nuova piazza diventa luogo di aggregazione sociale e, grazie a 36 getti d’acqua e 36 fasci luminosi che richiamano i 36 mestieri storicamente praticati nell’area, fa da ponte ideale tra il nuovo aspetto e la storia del luogo.

 

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