Rapporti di facciata: edificio RCS di Barreca & La Varra

  • Scritto da  Lea Calabrese (a cura di)

Parte integrante di un masterplan che tende a definire gli elementi per un villaggio del lavoro intellettuale, l’edificio B5 del distretto RCS Mediagroup a Milano contribuisce al processo di trasformazione degli ambiti di produzione al margine della città

L’edificio B5 fa parte di un masterplan mirato alla riqualificazione e all’ampliamento dell’area occupata dai vecchi uffici e dagli stabilimenti tipografici di una delle maggiori case editrici italiane, la Rizzoli Corriere della Sera Mediagroup. L’azienda sta rinnovando e ritrasferendo i suoi uffici in quest’area a nord-est di Milano nei pressi del fiume Lambro. L’inzio della ristrutturazione del comparto industriale risale al 2001, quando Boeri Studio (che era composto da Stefano Boeri, Gianandrea Barreca e Giovanni La Varra) vinse il concorso di progettazione a inviti. Si tratta di un caso significaticvo di riqualificazione perchè è l’impresa stessa che, nel suo interesse, ha proposto e portato avanti il progetto. Dopo aver realizzato insieme a Stefano Boeri parte del complesso, gli architetti Gianandrea Barreca e Giovanni La Varra (nel frattempo costituitisi studio autonomo nel 2008), hanno preso incarico della progettazione di uno dei due nuovi edifici che prolungano e chiudono la corte ai piedi della nuova torre per uffici: esso viene identificato nel masterplan con il codice B5. Il B5, concluso nel 2011, completa le relazioni spaziali pensate all’interno del masterplan e ne definisce altre verso l’esterno, ponendosi come un “dispositivo di dialogo con la città”. L’edificio manifesta questa sua particolarità nella configurazione al piano terra, dove un passaggio ne fora il volume e, mediando tra quote diverse di suolo, consente il collegamento tra l’interno del comparto e l’apertura verso i parcheggi e la vegetazione. Il passaggio è caratterizzato da un rivestimento in lamiera stirata preverniciata in grigio. Una distinzione è stata pensata anche per lo schema di facciata che, pur mantenendo una forte relazione di continuità con gli altri progetti, principalmente tramite l’uso del vetro serigrafato come rivestimento esterno, viene dotato di un carattere particolare.
“Ci interessava che il comparto avesse un aspetto di unicità e continuità di materiale – spiega Gianandrea Barreca -. E quindi, una volta realizzato il primo edificio con una facciata di matrice vetrosa, ci è sembrato interessante continuare a perseguire l’obiettivo dell’omogeneità materica.”
Il progetto associa quindi alla morfologia molto semplice uno studio accurato sulle facciate, che si articolano tridimensionalmente e diventano l’elemento centrale del progetto. Esse avvolgono lo spazio interno e permettono di istituire un preciso rapporto con lo spazio urbano al suo contorno, così come di favorire la più elevata flessibilità e qualità spaziale degli ambienti di lavoro: nei suoi cinuqe piani di altezza il B5 ospita, oltre alle redazioni di testate del gruppo RCS, anche teatri di posa per la fotografia e spazi per il settore multimedia.
La volumetria trova nella regolarità della forma a parallelepipedo un principio compositivo che permette una chiara organizzazione degli spazi interni intorno ad un blocco centrale che ospita i servizi, i collegamenti verticali e le sale riunioni. Le zone di lavoro volgono invece verso il perimetro, in uno spazio flessibile e piacevolmente illuminato.
La struttura portante è a travi e pilastri con solette in laterocemento e tamponamenti in laterizio. La compattezza che ne risulta è utile anche per il contenimento del dispendio energetico, che insieme all’ottimizzazione del progetto impiantistico a pompe di calore, consente di inserire l’edificio in classe A.
“La scelta di lavorare sul recinto – continua Giovanni La Varra – è dovuta al fatto che, in una zona di margine come quella sulla quale sorge il comparto, ci sembrava interessante consolidare il fronte strada, creare un nuovo segnale urbano e territoriale”
Gli elementi che compongono il gioco compositivo del rivestimento sono lastre di vetro serigrafate e colorate che, alternando i toni del bianco a quelli del grigio e nero (ad eccezione del piano terreno dove è dominante il nero), richiamano l'immagine di un codice a barre. Con una tessitura sfalsata a ciascun piano rispetto agli adiacenti e uno sviluppo in altezza scandito da elementi marcapiano neri, la facciata persegue l’idea della misura e della metrica, in cui l’insieme degli elementi le conferisce una percezione compatta ma al tempo stesso sapientemente movimentata e cadenzata. Particolarmente interessante è il risultato che si ottiene agli angoli dell’edificio, in cui lo spigolo sembra smaterializzarsi, confuso dall’alternanza del marcapiano tra le due facciate perpendicolari.
La complicata ritmica della facciata è ulteriormente enfatizzata dall’inserimento, nell’ordinata ripartizione di elementi fissi opachi ed elementi trasparenti apribili, di un sistema di frangisole, che percorrono verticalmente la superficie con un passo regolare e ne determinano una componente di profondità. Essi, infatti, fuoriescono dal piano della facciata ed essendo costituiti da vetro serigrafato nero emergono per contrasto rispetto al resto e contribuiscono a conferire un senso di dinamicità al profilo dell’edificio. La mutevolezza segue anche le condizioni di luce naturale, l’incidenza del sole nel corso del giorno e delle stagioni, e suggerisce una considerazione dinamica della visione: la percezione dell’edificio cambia in base al punto di osservazione.
Si intuisce chiaramente l’intento del progettista: una variabilità programmatica in cui la facciata non sfugge alla capacità di misurazione dell’osservatore, anzi denuncia una determinazione precisa alla commensurabilità e alla comprensione della sua ritmica.
“La ricerca dell’equilibrio fra questi e altri elementi architettonici genera un complesso insieme di parti che diventa quindi anche un “sistema di montaggio, una struttura o un supporto per ospitare le funzioni e, cosa forse più interessante, per sostenere le facciate come perimetro e recinto dell’edificio, come scultura nel paesaggio.”
Le aperture in vetro sono anche il tramite dell’interazione fra B5 e l’intero complesso RCS, in quanto forniscono un supporto sul quale si specchiano gli altri edifici, la città e l’ambiente circostante. È come se B5 “leggesse” lo spartito progettuale del contesto, ospitando sul suo stesso corpo le storie, le idee, le strategie che esso narra. La dialettica fra architettura e contesto, in questo caso fra il sistema facciata e l’organismo città, è una delle idee alle quali Barreca & La Varra è sempre stato particolarmente sensibile, fin dall’inizio del proprio lavoro. La volontà di configurare il comparto RCS come motore creativo di tutto il sistema circostante si esprime anche nel dialogo con gli spazi pubblici. Il nuovo complesso è concepito come un “villaggio del lavoro intellettuale”. Il complesso RCS rappresenta un esempio significativo che lega in modo diretto la storia ed il futuro della città. Le aree del settore industriale sono sempre state relegate alla periferia, in una crescente espansione che ha visto i suoi maggiori sviluppi all’inizio del Novecento, quando gli insediamenti lavorativi si distaccavano nelle grandi aree libere, senza interagire con la città. Oggi queste aree, dopo essere andate incontro a dismissione od obsolescenza, offrono grandi opportunità di ripensamento e vanno considerate come un patrimonio culturale e sociale da rivalutare e riconnettere alla città. Il recupero e l’ampliamento del comparto, quindi il suo riuso secondo modalità aggiornate di interazione con la città, acquisiscono un contenuto di costruzione sociale – caro al lavoro di Barreca & La Varra – nei confronti sia di chi lavora per la grande azienda editoriale sia della comunità milanese, che assiste all’evoluzione, alla crescita e al rinnovo di una delle realtà imprenditoriali più importanti della propria città.

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