Rapporti fra evoluzione geologica, insediamento antropico, architettura storica e pericolo sismico nella pianura alluvionale emiliano-romagnola

  • Scritto da  Marco Stefani

L’attività sismica e la forte subsidenza hanno influenzato in modo significativo l’evoluzione del reticolo fluviale e l’insediamento antropico della regione. La distribuzione dei sedimenti fluviali influenza fortemente la risposta sismica locale, come ad esempio evidenziato dai fenomeni di liquefazione. Se da un lato le sollecitazioni sismiche hanno reso comune l’adozione di catene nell’architettura storica, dall’altro le scadenti proprietà geotecniche hanno portato ad edifici leggeri e molto deformabili. Il restauro post-sismico deve perciò fondarsi su un approccio che integri le componenti geologiche, ingegneristiche ed architettoniche.

l contesto geologico della pianura alluvionale emiliana ha profondamente influenzato lo sviluppo storico dell’insediamento antropico e delle strutture architettoniche e quindi la risposta alle sollecitazioni sismiche degli edifici ed il livello di rischio a cui
sono esposte le popolazioni. Le strutture geologiche sepolte hanno influito sull’insediamento umano, sia generando frequenti terremoti distruttivi, sia producendo forti gradienti spaziali di subsidenza che hanno a loro volta influenzato l’evoluzione idrografica. L’evoluzione deposizionale ha modellato l’allagabilità e l’efficienza del reticolo scolante, fattori cruciali per le attività umane in una pianura allagabile. In alcune zone, l’evoluzione sedimentaria era sostanzialmente terminata all’atto dell’insediamento urbano, come in parecchie aree pedecollinari, ad esempio nel caso di Bologna, ma anche in aree poco subsidenti di bassa pianura, corrispondenti ad anticlinali sepolti sismogenici, come fra Bondeno, Mirandola e Concordia sulla Secchia. Ma in gran parte della pianura emiliano-romagnola, l’evoluzione idrografico-deposizionale ha continuato ad essere molto attiva anche in tempi storici. Già nella fascia della Via Emilia, città romane come Modena (Mutina) e Reggio Emilia (Regium Lepidi) sono state ricoperte da spessi depositi sedimentari altomedievali, che hanno profondamente modificato il tessuto urbano. Ma la più intensa interazione fra storia urbana ed idrografica è stata registrata nella bassa pianura alluvionale e deltizia, come nei casi di Ravenna e, massimamente, di Ferrara e Comacchio. Nel Ferrarese, i paesi di Sant’ Agostino e San Carlo sorgono su sabbie di Reno, deposte solo fra XV e XVIII secolo, interessate, nel 2012, da drammatici fenomeni di liquefazione cosismica e fratturazione (fig. 1). I corpi sedimenti fluviali interagiscono direttamente con le strutture architettoniche, sia controllando i parametri geotecnici, sia modulando la risposta locale alle accelerazioni sismiche. Le forme e le pratiche architettoniche storiche della regione sono state profondamente influenzate da due esigenze antitetiche: da un lato, le scadenti proprietà geotecniche hanno imposto strutture dai carichi ridotti e in grado di assorbire le ampie deformazioni indotte dal consolidamento dei sedimenti coesivi, dall’altro, le sollecitazioni sismiche imponevano la necessità di strutture ammorsate e controventate. Il primo fattore ha suggerito distribuzioni dei carichi molto ripartite, l’uso di murature sottili, spesso di sole due teste, sui 30-32 cm di spessore, talvolta anche ad una testa, di scarse ammorsature angolari, dello sporadico uso di volte in muratura, anche in edifici specialistici e monumentali; il secondo fattore ha condotto alla diffusa adozione di grappe e di connessioni metalliche fra gli elementi lignei delle coperture, di catene lignee o metalliche (fig.3), fermate da chiavi, spesso già messe in opera all’atto della costruzione. Se nel Bolognese e nel Modenese, i caratteri geotecnici spesso relativamente migliori hanno permesso una certa diffusione, almeno al piano terra, di strutture voltate sottili, con gettate collaboranti all’estradosso e catene metalliche, il Ferrarese è massicciamente dominato da orizzontamenti lignei, frequentemente inchiavardati, nonostante la scarsità di alberi adeguati. Evidente l’influenza di simili pratiche sulla risposta cosismica delle strutture. Lo studio dei terremoti attuali e storici (es. 1570) mostra una forte influenza della stratigrafia del sottosuolo superficiale, in particolare nel caso di Ferrara, dove gli edifici costruiti su sabbie di paleoalveo e argine naturale hanno subito danni statisticamente più importanti che quelli costruiti su fanghi di depressione interalvea, che pure mostrano straordinari livelli di deformazione da compattazione differenziale (fig. 4). Uno studio integrato della stratigrafia geologica, dei caratteri del tessuto urbano e dei singoli edifici è quindi necessario per una valutazione realistica della distribuzione della pericolosità sismica e per la guida agli interventi di restauro e miglioria antisismica.

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