Premio Internazionale “Domus restauro e conservazione”: premiato il binomio ‘nuovo e antico’

  • Scritto da  Chiara Nardelli

Si è conclusa la III edizione del Premio, indetto da Fassa Bortolo e Università di Ferrara, registrando un notevole aumento dei partecipanti, provenienti da ogni parte del mondo.

Si è conclusa la terza edizione del Premio Internazionale “Domus restauro e conservazione”, promosso dalla Facoltà di Architettura di Ferrara in collaborazione con la nota azienda Fassa Bortolo s.p.a., tra i primi produttori italiani di materiali per l’edilizia. Quest’anno è stato possibile registrare un’adesione quasi doppia rispetto agli anni precedenti da parte tanto dei professionisti, i quali presentano progetti afferenti alla categoria delle opere realizzate, quanto dei neolaureati, appartenenti alla sezione progetti elaborati come tesi di laurea. Per la terza edizione si sono registrati quasi duecento concorrenti, giungendo poi a confrontarsi 85 opere e 49 tesi, con una presenza significativa di progettisti stranieri nella sezione Opere realizzate. Il progressivo aumento della partecipazione di concorrenti di provenienza non italiana è sintomo di un sempre più diffuso interesse verso la conservazione degli edifici storici nel panorama internazionale. In tre anni, la presenza di studi stranieri è passata dal 15% del 2010 al 45% dell’attuale edizione. Anche la giuria ha espresso grande soddisfazione per la qualità, oltre che per la quantità, dei progetti presentati, sottolineando l’importanza che il Premio ricopre nell’ambito del restauro, all’interno del panorama internazionale. La commissione giudicatrice è composta da figure di rilievo del panorama professionale, accademico e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Il Prof. Arch. Giovanni Carbonara (Ordinario di Restauro Architettonico e Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, “Sapienza” Università degli Studi di Roma), presidente di giuria, è stato affiancato dall’Arch. Laura Moro (Direttore dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, all’interno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali), dalla Prof.ssa Beatriz Mugayar (Università di San Paolo - Brasile, Facoltà di Architettura e Urbanistica), dal Prof. Arch. Riccardo Dalla Negra (Ordinario di Restauro Architettonico e Direttore del Labo.R.A. - Laboratorio di Restauro Architettonico, del Dipartimento di Architettura, Università degli Studi di Ferrara) e dal segretario Prof. Arch. Marcello Balzani (Responsabile scientifico del TekneHub laboratorio in rete del Tecnopolo di Ferrara afferente alla Rete Alta Tecnologia della Regione Emilia-Romagna e Direttore del DIAPReM - Centro Dipartimentale per lo Sviluppo di Procedure Automatiche Integrate per il Restauro dei Monumenti dell’Università degli Studi di Ferrara). Il lavoro della giuria ha individuato in primo luogo i progetti meritevoli di accedere alla valutazione finale. Tra gli ammessi all’ultima selezione sono stati scelti i lavori che si sono distinti maggiormente per l’attenzione conservativa e la qualità architettonica, meritando una menzione speciale. In ultimo la commissione ha concluso i lavori con l’indicazione del primo premio e delle tre medaglie d’argento.
La giuria quest’anno ha premiato, con la medaglia d’oro, due casi di restauri ad alta complessità, nei quali l’attenzione conservativa si è coniugata ad una rilevante qualità architettonica e figurale.
Le medaglie d’argento hanno premiato tre casi diversi fra loro, ma tutti connotati da pari rigore metodologico: un ottimo esempio di “restauro del nuovo”, uno di moderna sistemazione liturgica di una cattedrale storica, infine, un esempio di messa in sicurezza strutturale e di scavo archeologico sfociata in una suggestiva sistemazione museale. Le quattro menzioni segnalano casi di restauro aperti su nuovi e significativi fronti della tutela, con attenzione ai valori partecipativi, sociali e comunitari, ai temi della manutenzione conservativa e del “restauro timido”, a quelli, infine, della vigilanza costante, esercitata, per così dire, “dal basso” sul patrimonio ancora privo di un’adeguata moderna utilizzazione.
Sezione Opere realizzate Le due opere che si sono distinte tra tutte aggiudicandosi la medaglia d’oro nella sezione Opere realizzate sono il progetto e intervento di restauro dell’Arch. Andrea Bruno sulla Cattedrale di Bagrati, in Georgia (imprese esecutrici: Ltd. Restavratorebi & Co.; Ltd. Magi Style) e il restauro di Punta della Dogana a Venezia, realizzato dal noto studio Tadao Ando Architect & Associates (impresa esecutrice: Dottor Group S.p.A.).
Secondo la commissione giudicatrice, l’intervento di reintegrazione critica della Cattedrale di Bagrati, uno dei massimi episodi dell’architettura georgiana dell’XI secolo, è l’esempio dell’impegno profuso dal progettista Andrea Bruno nel risolvere il complesso rapporto tra ‘antico e nuovo’, attraverso una chiave di lettura reintegrativa originale. L’opera si inserisce all’interno di un progetto ricostruttivo di tipo analogico precedentemente avviato, mutandone radicalmente l’indirizzo metodologico. Le masse della fabbrica vengono riproposte con materiali moderni volutamente diversi sul piano figurativo e materico, riuscendo a restituire compiutamente la volumetria originaria anche attraverso la riproposizione, in forme contemporanee, del grande matroneo di cui si conservavano le tracce dell’imposta perimetrale.
A differenza delle edizioni precedenti, quest’anno la giuria ha ritenuto opportuno assegnare una seconda medaglia d’oro, premiando l’intervento sugli ex magazzini di Punta della Dogana, a Venezia, progetto dell’architetto Tadao Ando. Tale opera si configura, secondo il giudizio della commissione, come un atto ‘rivelativo’ delle volumetrie originarie così come si presentavano dopo le trasformazioni sette-ottocentesche; a ciò si affianca un raffinato inserimento, all’interno della pseudo-corte centrale, dell’elemento caratterizzante la parte espositiva; un grande corpo a forma di cubo, cifra poetica dell’architetto Tadao Ando. Molto apprezzata dalla giuria è la reintegrazione della tessitura dei setti murari, sapientemente condotta da una nutrita équipe di restauratori, così come l’uso raffinato del sistema d’illuminazione.
La giuria ha assegnato la medaglia d’argento a tre opere, due delle quali straniere. In particolare, è stato premiato lo studio di Jabornegg&Pálffy, che ha presentato il progetto di Altenburg Abbey Museum, attuando una convincente sistemazione di una porzione significativa del complesso abbaziale barocco di Altenburg e lavorando con un linguaggio moderno ricco di sensibilità verso le preesistenze storiche; la seconda medaglia d’argento viene assegnata a Cannatá & Fernandes Arquitectos, per aver presentato il restauro della pousada di Picote, una delle opere più significative dell’architettura moderna portoghese. Si tratta di un ottimo esempio di “restauro del moderno”, condotto con lo scrupolo e i metodi di solito riservati agli edifici antichi, oltre che con elevata qualità progettuale. L’ultima medaglia d’argento va all’arch. Mauro Severi per il restauro della Cattedrale di Reggio Emilia che ha curato, oltre alla sistemazione della cripta e degli scavi archeologici presenti, anche l’adeguamento liturgico sperimentando l’impiego di elementi d’architettura e d’arte contemporanei e mirando all’espressività, alla funzionalità e alla qualità dei nuovi inserimenti.
Menzione speciale per le seguenti opere: il Puente inka de Q’eswachaka , presentato dal Patronato de Cultura di Machupicchu, scelto poichè rappresenta una testimonianza di un modo di affrontare oggi il rapporto con gli elementi della tradizione storica, in un approccio vivo e partecipato; Villa Mensa, opera di Patrimonio Copparo s.r.l, menzionato per essere l’esempio di un intevento minimale, teso a dare una risposta a uno spazio storico di proprietà pubblica, attualmente in attesa di rifunzionalizzazione. Menzione anche all’atelier giapponese Ryo Abe per l’intervento di recupero edilizio SHIMA Kitchen che, attraverso un disegno estremamente raffinato, crea un elemento di grande forza espressiva e minimo impatto ambientale, riscattando l’immagine di un luogo in decadenza. L’ultima menzione viene assegnata all’arch. Marco Ermentini per il restauro delle coperture della Chiesa di Santa Maria in Bressanoro, il cui punto di forza è la cura costante del manufatto storico al centro della riflessione teorica e degli sforzi applicativi.
Sezione Progetti elaborati come Tesi di Laurea Anche quest’anno il numero di partecipanti alla sezione “Tesi di Laurea” è stato molto alto.
Nello specifico, sono pervenuti progetti in rappresentanza di 16 istituti universitari italiani e 2 stranieri: la Pontificia Universidad Católica de Chile e l’Università di Santiago de Compostela. Quest’anno numerosi progetti presentati hanno come tema il restauro di edifici novecenteschi; tra di essi si è distinto il lavoro dal titolo: Archeologia Industriale in Abruzzo. La conservazione integrata dell’ex zuccherificio di Avezzano,che si è aggiudicato il primo premio. Questa tesi, realizzata dalle studentesse Alessandra Susi e Sara Salciccia, dell’Università degli Studi di Chieti-Pescara ‘G. D’Annunzio’ è stata seguita dalla prof.ssa Lucia Serafini e dal prof. Claudio Varagnoli (rispettivamente relatore e correlatore).
La tesi affronta uno dei temi più attuali da un punto di vista conservativo: il restauro delle testimonianze dell’archeologia industriale e la loro rifunzionalizzazione. La commissione ha giudicato la tesi rigorosa tanto negli assunti, quanto nello svolgimento progettuale; inoltre affronta, in modo consapevole, ogni aspetto delle complesse tematiche conservative: dalla eliminazioni di aggiunte ritenute incongrue al recupero delle grandi volumetrie dei corpi di fabbrica; dall’attento rispetto della ‘materia’ alla valutazione delle tecniche costruttive moderne; dalla progettazione degli spazi espositivi e lavorativi alla sistemazione degli spazi esterni congeniali alla nuova destinazione d’uso.
Sono state infine assegnate sei medaglie d’argento alle tesi che maggiormente si sono distinte per il rigore programmatico, l’accuratezza delle analisi storiche e del sito su cui intervengono, il rispetto dimostrato verso l’integrità materiale e la cura nella scelta delle destinazioni d’uso più appropriate.

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