Patrimoni monumentali complessi: programmi operativi per il restauro post-sismico

  • Scritto da  Rita Fabbri

Gli eventi sismici che hanno colpito l’Emilia nello scorso maggio hanno danneggiato il patrimonio monumentale storico pubblico e privato: dopo le urgenti operazioni di messa in sicurezza, oggi è necessario programmare interventi di restauro post-sismico, affrontando gli assetti proprietari, l’idoneo impiego dei fondi erogati e la correttezza delle metodologie di restauro da attuare.

Gli eventi sismici che hanno interessato l’Emilia nel maggio 2012 hanno intaccato in modo esteso il patrimonio monumentale storico di proprietà di enti pubblici e privati: passata la fase delle verifiche di agibilità, degli interventi di messa in sicurezza e di riapertura degli edifici di pubblica utilità (in primo luogo edifici scolastici), oggi si deve affrontare una fase altrettanto delicata e talvolta problematica, se non correttamente inquadrata e indirizzata, di programmazione degli interventi di restauro post- sismico, che tenga conto delle priorità e delle specifiche caratteristiche di ciascuna situazione, oltre che della correttezza delle metodologie di restauro da porre in atto.
Varie sono le ragioni che determinano la complessità dei patrimoni monumentali danneggiati dal sisma e anche la complessità nelle azioni di programmazione strategica: in primo luogo gli assetti proprietari (talvolta misti, tra enti diversi o tra pubblico e privato), l’estensione e diffusione sul territorio, la previsione di utilizzo dei fondi erogati a diverso titolo (rimborsi assicurativi, contributi pubblici, somme già assegnate per interventi di restauro pre-sisma, ecc.). I patrimoni monumentali di particolare estensione, quali gli edifici ecclesiastici (grandi volumi vuoti, danneggiati per la quasi totalità nel territorio colpito nel maggio 2012), oppure i cimiteri storici entro siti monumentali (in cui si intrecciano parti di proprietà pubblica con celle, cappelle e archi monumentali
di proprietà privata), oppure ancora di estrema diffusione (quali i ponti, anche storici, largamente disseminati nelle aree di pianura da sempre solcate da una fitta rete idraulica di scolo e bonifica), rappresentano situazioni in cui spesso convivono differenze, e talvolta incertezze, sulle competenze di intervento e sulle più opportune condotte operative. Queste difficoltà si ripercuotono anche nell’incertezza dell’impiego dei fondi di spettanza dei diversi proprietari: occorre risolvere i problemi relativi alla coerenza degli interventi messi in atto (con autonomia di spesa) su parti contigue ma di proprietà diversa; occorre che gli enti pubblici si coordinino con i privati indicando gli interventi da attuare (pur senza farsi carico dei dettagli progettuali).
La difficoltà nella quantificazione dei fondi necessari è anche dovuta alla necessità di dimostrare l’incremento dei danni subiti (per i fondi assicurativi, per esempio), laddove i complessi monumentali fossero già soggetti in precedenza a diffusa mancanza di manutenzione e a problematiche strutturali pregresse. L’erogazione dei contributi pubblici, inoltre, con tempi e modi diversificati, non potrà dare immediata risoluzione ad una situazione di danneggiamenti così estesi: ciò determina l’esigenza di avere un quadro generale chiaro entro cui poter definire le priorità, in ordine a diversi aspetti (pregio degli immobili, livello di danno, pubblico utilizzo, ecc.).
Infine, gli edifici storici esterni alle aree di cratere sismico, eppure danneggiati (anche per mancata manutenzione pregressa), pongono la necessità di reperire fondi attraverso il contributo delle fondazioni bancarie o di altri istituti: le procedure di richiesta di contributi, in questi casi, necessitano di una definizione preliminare che sia tanto esauriente quanto speditiva, consentendo il rilascio di nulla osta preventivo da parte degli enti di tutela, quale atto indispensabile per la richiesta di erogazione di fondi dedicati.
Per tutte le ragioni suddette, è oggi necessario che l’Università (con le proprie strutture di ricerca) supporti gli enti proprietari di diversa natura e gli enti gestori di patrimoni monumentali complessi, lavorando in stretta collaborazione, affinché essi possano affrontare, anche mediante le proprie strutture tecniche interne, le articolate fasi di individuazione delle strategie e di programmazione degli interventi entro patrimoni monumentali complessi.

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