SmartPolis. Nuove strategie progettuali e soluzioni tecnologiche per la rinascita dei centri storici

  • Scritto da  Luciano Cessari, Elena Gigliarelli

I problemi che il sisma “Emilia 2012” ha lasciato sul campo non si esauriscono con l’assunzione di responsabilità, prima di tutto tecnica, di fronte ai centri storici gravemente colpiti. Il paradigma smart city, inteso qui in modo del tutto trasversale, costituisce una possibile opportunità nell’ambito delle strategie di sviluppo per la ricostruzione.

Entro il 2050 tre quarti della popolazione mondiale sarà urbana, soprattutto nei paesi in via di sviluppo dove si conta che ogni mese circa cinque milioni di persone abbandonano le campagne e i piccoli paesi verso le nuove megalopoli di questo secolo appena iniziato.
In ambito europeo il problema è diverso: la rete urbana si è sviluppata nel corso di millenni, nel XX secolo si è consolidata l'urbanizzazione dei centri antichi e la fondazione di new towns è sempre avvenuta entro dimensioni contenute. Anche nel caso delle grandi metropoli come Londra e Parigi, con numeri superiori ai dieci milioni di abitanti, lo sviluppo urbano ha avuto spesso luogo con una separazione tra un centro storico sempre più attrattivo e un’area esterna sempre più marginalizzata. E se Londra da decenni insegue
un piano di integrazione tra nucleo antico e zone prossime fortemente rinnovate in chiave avveniristica e sostenibile, in Francia solo di recente è stato avviato il programma della Parigi 2.0, con un piano di nuovi quartieri, non più ghettizzati, ma sedi di imprese competitive e di nuove attività, dall’informatica alle biotecnologie, dall’aerospazio al settore della finanza. Un piano che vuole coniugare la salvaguardia dell’antico con lo sviluppo e la crescita sostenibile e che in Europa contrassegna la rigenerazione avviata in numerose città, da Barcellona a Lipsia, da Lione a Copenhagen, da Bilbao a Marsiglia solo per citare i casi più noti.
La rivoluzione digitale appare oggi come la parola d'ordine per garantire la realizzazione del nuovo paradigma per lo sviluppo prossimo venturo delle città: la smart city. Grande protagonista del dibattito scientifico e culturale, sottofondo di ogni pianificazione economica e sociale, immancabile proposta di ogni programma politico il tema delle smart cities oggi rischia di perdere il suo profondo valore innovativo di visione e di progetto e di scivolare nel mare dei tanti slogan che la nostra epoca mediatica usa consumare con sempre maggiore rapidità. Le città hanno assunto negli ultimi anni sempre più un ruolo di primo piano anche nell’ambito delle grandi sfide globali, a cominciare dalla lotta al cambiamento climatico. A conferma di questo, si assiste al moltiplicarsi delle iniziative in campo nazionale ed internazionale che promuovono e supportano l’azione dei centri di ricerca in materia di fonti rinnovabili, di efficienza energetica, ma anche di sviluppo economico e di qualità della vita.
Una coincidenza stretta tra la ristrutturazione in chiave digitale degli spazi urbani e la conseguente realizzazione della città intelligente appare oggi il paradigma più diffuso, anche se questo assioma identificativo tra digitale e smart, fortemente sostenuto dalle grandi corporation informatiche, appare non esaustivo. Sui modi con cui i cittadini si ritrovano a lavorare e vivere nei territori insediati, incide la diffusione capillare di tecnologie cloud e reti wireless, distribuite nel nostro ambiente urbano, ma anche le innovazioni energetiche e le nuove forme di mobilità urbana e interterritoriale. Nonostante la pervasiva presenza di internet e del suo potenziale di comunicazione senza limiti spaziali e di tempo, le città continuano a mantenere la loro forza attrattiva e centripeta e, nella fondazione di nuove metropoli o nell’ampliamento di quelle esistenti, le aspettative dei cittadini su nuovi livelli di efficienza e innovazione stanno guidando il cambiamento, anche in relazione alla sostenibilità dell'ambiente in cui vivono. Sul versante politico sembrano orientarsi all’imperativo smart numerosi progetti per la rigenerazione di grandi città che, seppur con storie diverse, immaginano sistemi basati sul controllo dell’espansione edilizia, sul recupero di periferie o di aree dismesse e su modelli di GreenCity. Città costruite su una trama verde dove nascono giardini, fattorie urbane, corridoi arborei che collegano la città con il suo centro antico, in un insieme di reti energetiche, informatiche, di servizi efficienti e di mobilità meno aggressiva di quella attuale. Si
deve guardare a città come Detroit o Chicago, segnate da gravi fenomeni di deindustrializzazione, per trovare la proposta di programmi virtuosi impostati sull’energia pulita, sul verde, sulla sostenibilità, capace di trasformare le città adattandosi alle nuove istanze, conservando al contempo i segni del passato. Una soluzione di grande interesse è stata sviluppata dalla Municipalità di Barcellona con un progetto di visione futura che integra le tecnologie dell'informazione nella città, per porre in relazione le diverse aree e settori, per trovare sinergie e valore aggiunto e generare trasversalità e conoscenza cooperativa. Basato su un approccio integrato il piano si fonda sullo sviluppo di una piattaforma urbana che offre un modello di crescita sostenibile della città e di ottimizzazione della gestione dei servizi urbani. Sul tema della rinascita dei centri storici l'Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR ha lanciato il progetto SmartPolis©, che si propone di identificare problemi e trovare soluzioni partendo dalla sua stessa definizione, intesa come porta di accesso alla complessità di una società multidimensionale focalizzata sulla crescita culturale, e non solo come ambiente di città da "conservare". Una visione in cui la città storica da luogo antico ritrova la sua carica di ambiente
dove attuare il cambiamento delle nuove comunità, dove impiantare la rete dell’innovazione, instaurare collaborazioni, trovare finanziamenti e lanciare start-up. Il concetto di SmartPolis deve andare di pari passo con il concetto di spazio urbano businness-oriented che, esteso alla città storica, attrae e valorizza la presenza dell’impresa privata e fonda la propria crescita sul rispetto della sua storia e della sua identità all’interno di una dimensione comunque inclusiva, promuove la propria immagine turistica con una presenza intelligente sul web, virtualizza il proprio patrimonio culturale e le proprie tradizioni e le restituisce in rete come bene comune per i propri cittadini e i propri visitatori; usa tecniche avanzate per creare percorsi e mappature tematiche della città e per renderle facilmente fruibili. Il modello proposto si basa su una nuova visione utopica della “Città del sole” che prende la forma delle SmartPolis, città storiche intelligenti fatte di network di servizi e di infrastrutture, di mobilità sostenibile e di un sistema integrato che renda il patrimonio culturale accessibile e condiviso.

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