Architettura come rovina

  • Scritto da  Gianluca Frediani
Architettura come rovina Architettura come rovina

L’opera di Hans Döllgast, non molto nota fuori dalla Germania, è un notevole esempio di come sia possibile associare poesia e tecnica nella ricostruzione di edifici storici

Il nome di Döllgast è, e sarà per sempre, legato alla ricostruzione, dopo i crolli causati dalla guerra, della Pinacoteca di Leo von Klenze. Le sue facciate neoclassiche, risarcite da una muratura nuda e priva di decorazioni sono citate, assieme alla celebre scala interna, come magistrale esempio di restauro in molti manuali di architettura. Ma Döllgast non è mai stato – né mai si è considerato – un restauratore. Come molti architetti della sua epoca, si è trovato nelle drammatiche contingenze del dopoguerra a dover intervenire su edifici distrutti e, direttamente sul campo, ha sperimentato quel suo particolare metodo costruttivo che è stato battezzato come “restauro interpretativo” ma che, forse più opportunamente, andrebbe considerato come “restauro poetico”.
Disegnatore eccezionale e raffinato architetto, Döllgast ha eseguito per il restauro della Pinacoteca (1946-1973) una interminabile serie di varianti. Dall’esame dei suoi disegni di archivio appare evidente che egli cercasse una soluzione molto più radicale di quella poi realizzata: lasciare cioè non solo leggibile, ma per certi versi “in vita” il crollo avvenuto nelle arcate centrali, attraverso la creazione del grande vuoto di un loggiato. Se si guardano questi studi non realizzati, si può notare come gli interventi di consolidamento della facciata siano ispirati al modello dei restauri del Colosseo di Stern e Valadier. Speroni inclinati di mattoni a vista, pilastri e murature, sono tutti disegnati da Döllgast quasi stesse ripercorrendo la storia e lavorando su una rovina muraria romana.
Sbaglieremmo però ad etichettarlo come un romantico: Döllgast è un architetto concreto e pragmatico. Un costruttore esperto. Le rovine che insegue mentalmente, quelle che ha visto a Roma e a Baia, sono per lui un manuale di costruzione tecnica ed una lezione di composizione architettonica. Sono edifici vitali così come sono, non memorie di altro. La rovina non ha per Döllgast alcun aspetto di nostalgia; è un segno primario del costruire (e del distruggere).
Egli applica nei suoi progetti una originale commistione di tecniche antiche e di materiali moderni. La pesantezza delle murature della Pinacoteca contrasta con la leggerezza degli esilissimi tubolari in acciaio; una invenzione di grande effetto, una figura compositiva che ritorna nel suo lavoro (Cimitero Sud, 1954-1955) e che, anche in questo caso, sembra reinterpretare l’idea del porticato che egli trae dalle descrizioni delle celebri ville di Plinio. La somiglianza dei suoi schizzi di studio su questo tema con alcune soluzioni per i suoi edifici sacri (S. Bonifacio, 1945-1950) è già stata sottolineata. Ma se si guarda in maniera più ampia all’intero suo lavoro e, alla luce di quanto detto, soprattutto all’interminabile cantiere della Pinacoteca, si rafforza la convinzione che questa relazione con la storia, con le rovine, non sia semplicemente una citazione formale ma costituisca invece la cifra originale del suo metodo progettuale. Costruzioni possenti, nude, essenziali. In questa purezza di forme conta solo il rapporto luce-ombra, la dimensione, il ritmo, la prospettiva. Acciaio, legno, mattoni: verità costruttiva senza orpelli, come nell’ultimo felice progetto per la Chiesa di Corte (1972, oggi distrutto) nella Residenza reale bavarese. Le murature piene si offrono nelle sue mani come trama ideale per intessere segni, per inglobare tracce, per testimoniare eventi... in una parola: per ricordare e per dire, talvolta per tacere. È questa la sottile poesia del suo lavoro di architetto.
Döllgast è sempre stato contrario ad ogni forma di ricostruzione stilistica o di finzione storica, e questa ferma posizione lo distingue nettamente dai tanti altri che, in quegli stessi anni, hanno operato sull’onda di una nostalgica ricomposizione di quello che ormai non esisteva più. Oggi che una mai sopita vena sentimentale ha già portato a Dresda alla ricostruzione della Frauenkirche e a Berlino ai piani per il “nuovo” castello, la lezione di Döllgast è quanto mai viva ed attuale. Di fronte al rinnovato fervore che spinge a tutta forza verso la sterile ricostruzione delle forme barocche cancellate dalla guerra non ci resta che invocare invece a gran voce, citando un suo celebre scritto: “Spazi, spazi!”.

Altro in questa categoria: « B4: Before | Bricks for

Log In or Sign Up

Password dimenticata? / Nome utente dimenticato?


Deprecated: preg_replace(): The /e modifier is deprecated, use preg_replace_callback instead in /dati/virtuali/www.paesaggiourbano.net/libraries/joomla/filter/input.php on line 652

Deprecated: preg_replace(): The /e modifier is deprecated, use preg_replace_callback instead in /dati/virtuali/www.paesaggiourbano.net/libraries/joomla/filter/input.php on line 654