La città attiva: verso un modello italiano

  • Scritto da  Antonio Borgogni, Simone Digennaro, Erika Vannini

L’articolo disegna il quadro dei percorsi verso un approccio italiano alle città attive interconnesso con i concetti di città sana, partecipativa, sportiva e intelligente

Il ritorno del corpo nello spazio pubblico Nell’articolo pubblicato sul numero 1.2011 (Borgogni & Vannini, 2011) della rivista, rilevavamo la tendenza, nei processi più avanzati di riqualificazione urbana in atto in Europa, a rimarcare il ruolo del corpo nel contesto urbano come elemento chiave della sostenibilità nella pianificazione. Nell’articolo pubblicato sul numero 1.2012 (Borgogni & Suomi, 2012) prospettavamo le nuove tendenze nella progettazione degli spazi ricreativi e sportivi in Europa. Processi come quelli in atto in varie città europee, comprese quelle italiane, evidenziano chiaramente come, dopo il periodo in cui, nel dopoguerra e fino agli anni Settanta, l’automobile era divenuta mezzo indispensabile di spostamento e status-symbol, a partire dalla stessa decade si fossero messi in atto processi virtuosi tendenti alla moderazione del traffico e alla pianificazione partecipata in varie realtà centro e nordeuropee. In modo difforme e non sincronico, varie città europee hanno progressivamente riconquistato lo spazio pubblico alla vivibilità che è, in primo luogo, legata alla possibilità delle persone di occuparlo, presidiarlo, viverlo attraverso il corpo. Questo processo è bene evidenziato dalle immagini delle molte città che hanno perseguito e realizzato questi obiettivi. Un caso esemplare, soprattutto per come la promozione della città stessa stia avvenendo proprio a partire da questi aspetti, è quello di Hertogenbosch, in Olanda dove è chiaramente evidenziato, con l’uso di un video (Car free inner city: www.youtube.com/ watch?v=AedoUAu0KMM) in cui sono inserite immagini di fine ‘800, degli anni Settanta del ‘900 e attuali, come il processo di appropriazione di vari spazi pubblici (piazza della cattedrale, piazza del mercato) da parte dell’auto, sia collocabile e, appunto, “datato”. L’active city: il quadro di riferimento e le relazioni La città attiva è quella che potenzia le opportunità che consentono a ciascun cittadino di essere fisicamente attivo nella vita quotidiana agendo sulle politiche e realizzando cambiamenti infrastrutturali, sociali, educativi, sanitari, tecnologici. Negli ultimi anni si sta diffondendo un approccio integrato al problema della vivibilità urbana in termini di sostenibilità e di possibilità per residenti, pendolari e visitatori di praticare attività motoria, sportiva e ricreativa in vari contesti e situazioni, dalla promozione dello sport alla mobilità urbana sostenibile (Edward & Tsouros, 2008). L’approccio alla città attiva è strettamente connesso al tema della Città sana1 secondo la logica per la quale il miglioramento delle condizioni di salute e, in particolare, la lotta contro le Malattie Croniche Non Trasmissibili2 non possa essere combattuta se non attraverso una strategia integrata che veda l’attività motoria quotidiana come elemento fondante. Allo stesso tempo, dal 2000, il concetto stesso di Sport è stato rivisto e, per la mentalità italiana, stravolto. Il Consiglio d’Europa (2001) l’ha definito “qualsiasi forma di attività fisica che, mediante una partecipazione organizzata o meno, abbia come obiettivo il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche, lo sviluppo delle relazioni sociali o il conseguimento di risultati nel corso di competizioni a tutti i livelli”. Tale definizione è alla base del Libro Bianco sullo sport (Commissione Europea, 2007) che getta le premesse teoriche per il Programma Europeo Sport il cui inizio è previsto per l’anno 2014. Per arricchire il quadro di riferimento, l’affermazione negli ultimi anni del concetto/visione di Smart City, sovente associata, in modo limitativo, alla sola idea di città digitale, consente di dare ulteriore spessore e trovare le alleanze per delineare una città in cui convivano aspetti tecnologici innovativi che facilitano e si intrecciano con gli aspetti più tradizionalmente legati alla vivibilità. Una città, vorremmo proporre, in cui digitale e analogico non costituiscono un ossimoro ma una fruttuosa alleanza verso una maggiore sostenibilità del contesto urbano. Una città piattaforma che modifica la propria mission da erogatore di servizi a struttura che abilita la loro generazione: pubblica, privata, associativa (De Biase, 2013) cessando di essere un fornitore di infrastrutture per divenire fornitrice di opportunità di coinvolgimento (Gretschel, 2001). Il quadro descrittivo si completa con la parola- chiave Partecipazione, divenuta centrale nelle politiche pubbliche riguardanti la prevenzione in ambito sanitario, la pianificazione urbanistica, la progettazione sociale. Esempi e paradigmi La città di Vienna rappresenta un caso paradigmatico della convergenza dei fattori appena esposti; ha recentemente deciso, infatti, tramite referendum, di rinunciare alla candidatura alle Olimpiadi 2028, così come, sempre contro il parere dell’amministrazione comunale, aveva rinunciato all’Esposizione Universale del 1995. Altri recenti referendum avevano bocciato l’Ecopass, potenziato la rete dei trasporti pubblici, confermato le quattro centrali fotovoltaiche finanziate dai cittadini e aumentato le piste ciclabili che raggiungono i quasi mille chilometri per l’area della grande Vienna (Foradini, 2013). Alcune scelte partecipate, chiaramente indirizzate verso la sostenibilità, che spostano l’attenzione dall’evento, in questo caso specificamente di tipo sportivo, descritto nella seconda parte della definizione del Consiglio d’Europa, alla pratica quotidiana dell’attività motoria come stile di vita resa possibile da politiche integrate che, sul piano infrastrutturale, offrono una rete di percorsi urbani. A Copenaghen, l’implementazione della viabilità ciclabile viene supportata da alcuni anni dalla tecnologia tramite led luminosi, visibili solo agli automobilisti, che si accendono solo quando sulla pista ciclabile alla destra delle vetture stanno sopraggiungendo ciclisti. Il quartiere di Ørestad nasce come quasi car-free; servito da metropolitana e treni durante le ventiquattr’ore, contiene il famoso edificio “Eight” di B.I.G., ecosostenibile e costruito per consentire l’accesso con la bicicletta fino all’ultimo piano. Nello stesso quartiere c’è il parco Plug n Play, esempio quasi unico in Europa di parco costruito per la pratica dei cosiddetti “Sport post-moderni” quali il parkour, il bmx, lo skate-board, caratteristica dei quali è di non prevedere competizione ma di incentrare la pratica sulle percezioni e sull’auto-didattica. All’estremità sud del quartiere si trovano installazioni di apparati per effettuare esercizi ginnici all’aperto, un’attualizzazione dei percorsi vita che si sta diffondendo in tutta Europa e anche in alcuni paesi africani.
Il seminario Active Cities: progettiamo il modello italiano Proprio per avviare una discussione e una progettualità adatta al contesto italiano è stato organizzato il seminario Active cities. Svolto il 3 ottobre 2012 a Ferrara, il seminario ad inviti è stato promosso dall’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Dipartimento di Scienze Umane, Sociali e della Salute e dall’Università degli Studi di Ferrara, Dipartimento di Architettura, organizzato da Punto 3, società che cura progetti per lo sviluppo sostenibile, e da “Il corpo va in città”, associazione che promuove la progettazione partecipata, patrocinato dal Comune di Ferrara. Al seminario hanno partecipato amministratori di vari Comuni italiani tra cui Udine, Ferrara, Bari, Torino, Reggio Emilia, Casalecchio di Reno, Castelnuovo ne’ Monti, Comacchio, San Felice sul Panaro; la Provincia di Ferrara; la Regione Emilia-Romagna, con il Servizio Sanità Pubblica, ACER Azienda Case Emilia-Romagna; UISP Nazionale, l’Ass. Centotrecento di Bologna, la Pol. G. Masi, l’Ordine degli architetti di Rimini, l’Università di Ferrara-Corso di Laurea in Scienze Motorie, l’Università IUAV di Venezia. Il seminario ha inaugurato una nuova collaborazione tra amministrazioni e organizzazioni italiane interessate a sviluppare politiche di promozione dell’attività fisica secondo una stretta integrazione tra i settori urbanistici, sportivi, ambientali e sanitari. L’obiettivo del seminario, che si ripeterà nel 2013, era quello di costituire una rete che possa candidarsi ai bandi dei prossimi programmi europei ivi compreso il nuovo programma Sport e di iniziare la progettazione di un modello italiano di città attiva. Gli articoli seguenti, scritti dai due ospiti internazionali del seminario, ben evidenziano la necessità di un dialogo tra i settori delle amministrazioni pubbliche e, aggiungiamo, tra le discipline accademiche, in una logica di stretta cooperazione tra i decisori e gli utilizzatori dei servizi e degli spazi. Evidenziano inoltre come i livelli di azione, nella promozione della città attiva, siano locali, ovvero basati sul contesto e definiti con la comunità locale nell’ambito di un quadro di riferimento territoriale e nazionale.

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