FollowMe

  • Scritto da  Federico Ferrari

Città, architettura, paesaggio e cultura in un progetto fotografico

Murad Osmann, fotografo e produttore, classe 1985, nato nelle montagne del Daghestan (Russia), si trasferisce nel 1990 a Mosca dove scopre la passione per la fotografia e si laurea in Ingegneria Civile nel 2001 in Inghilterra. Dal 2001, insieme alla propria compagna Nataly Zakharova, blogger appassionata di moda, cura un progetto fotografico, ormai culto della social-generation, tramite l’utilizzo di Istagram.
L’idea del progetto chiamato “Follow Me” nasce per caso come ha dichiarato Murad Osmann al MailOnile: «La prima foto è stata scattata a Barcellona mentre eravamo in vacanza. Nataly era un po' infastidita dal fatto che io ero sempre a scattare foto. Così mi ha afferrato la mano e ha cercato di tirarmi in avanti. Questo movimento non mi ha impedito di scattare… E così è cominciato tutto».
Uno scatto dietro l'atro da Venezia a NewYork, da Bali a Berlino, dalla Cina all’Inghilterra, decine di luoghi e culture diverse in un viaggio emozionante nei luoghi più belli del pianeta. Un reportage, una storia che viene seguita sulla sua pagina di Instagram da oltre 740mila followers.
Lei di schiena gli prende la mano, lui nascosto dietro l’obiettivo la segue, ovunque.
Rigorosamente in due. Questa la chiave di un successo comunicativo straordinario, successo dovuto ad un’idea abbastanza facile da realizzare ma allo stesso tempo interessante. Copiatissimo da molti utenti in tutto il mondo, apparentemente realizzabile con il solo ausilio di Instagram (applicazione per smartphone) e di un comune telefonino, questo progetto itinerante racconta un nuovo modo di vivere e leggere il mondo.
La costruzione delle immagini è molto strutturata, la composizione è sempre ben curata, studiata e bilanciata, la profondità di campo è estesa anche grazie all’uso di grandangolari che con un sapiente uso della prospettiva permettono di aprire il punto vista all’osservatore e dilatare gli spazi, costruire dinamicità e stupore, nonché potenziare l’idea del “trascinamento” da parte di lei.
L´abbigliamento di Nataly, che si vede sempre e solo di spalle, aggiungendo un alone di mistero alla sua identificazione, usa ogni volta un look diverso è ben intonato alle diverse location scelte, anche in maniera ammiccante, e fa percepire una divertente e tenera nota di follia, attraverso il sapiente uso delle pose, degli outfit, delle acconciature, degli accessori e dello smalto spesso variamente colorato. Le immagini prendono una forza e una personalità vera, quella di Nataly, che guida tutti noi a scoprire molti luoghi, luoghi che ci vengono rivelati dai suoi occhi.
I set sono costruiti ad hoc e i colori sono sempre molto saturi e ristrutturati, tramite un abbondate fase di post elaborazione "overphotoshopped" per rafforzare l’aspetto “HDRpop” delle immagini ma, spiega Murad, «Gioco con i colori e modifico il contrasto ma gli scatti sono sempre veri, ricordi dei luoghi visitati».
Osmann fa una manovra raffinata diventando filtro sistematico di architetture, città, paesaggi e culture del mondo che conosciamo, almeno nel nostro immaginario visivo, facendoceli vivere in prima persona come esperienza vissuta: registra il suo mondo mentre segue i sentieri dietro la sua amata.
Un commento di Murad sulla fotografia: «Per me la fotografia riguarda il catturare cose che altre persone potrebbero perdersi. È una maniera per comunicare, per portare in superficie immagini che tengo ben strette nella mia mente. Voglio che le persone guardino i miei lavori e vadano oltre l’ovvio, che esplorino il mondo immaginario che ho creato».

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