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Comitato scientifico

  • Pubblicato in Authors

Paolo Baldeschi (Facoltà di Architettura di Firenze)
Lorenzo Berna (Facoltà di Ingegneria di Perugia)
Marco Bini (Facoltà di Architettura di Firenze)
Ricky Burdett (London School of Economics)
Valter Caldana (Universidade Presbiteriana Mackenzie)
Giovanni Carbonara (Facoltà di Architettura Valle Giulia di Roma)
Manuel Gausa (Facoltà di Architettura di Genova)
Pierluigi Giordani (Facoltà di Ingegneria di Padova)
Giuseppe Guerrera (Facoltà di Architettura di Palermo)
Thomas Herzog (Technische Universität München)
Winy Maas (Technische Universiteit Delft)
Francesco Moschini (Politecnico di Bari)
Attilio Petruccioli (Politecnico di Bari)
Franco Purini (Facoltà di Architettura Valle Giulia di Roma)
Carlo Quintelli (Facoltà di Architettura di Parma)
Alfred Rütten (Friedrich Alexander Universität Erlangen-Nürnberg)
Livio Sacchi (Facoltà di Architettura di Chieti-Pescara)
Pino Scaglione (Facoltà di Ingegneria di Trento)
Giuseppe Strappa (Facoltà di Architettura Valle Giulia di Roma)
Kimmo Suomi (University of Jyväskylä)
Francesco Taormina (Facoltà di Ingegneria Tor Vergata di Roma)

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5-6bis.2013

  • Pubblicato in 2013

EDITORIALI

Animalia per progettisti
Marcello Balzani

Scatole nere
Giovanni Corbellini

SOSTENIBILITA'

Tra innovazione, sostenibilità e gestione immobiliare
Marco Medici

INSEGNARE ARCHITETTURA

Insegnare architettura
Andrea Rinaldi

Abitare la necessità. Per una poetica della povertà intenzionale
Tomas Ghisellini

Vivere in montagna
Andrea Rinaldi

Fare esperienza
Marco Pavarani

ARREDO URBANO

Una sala, un ufficio, un palco: un nuovo luogo per la politica
Nicola Pasi

URBAN DESIGN

Un'isola di silenzio nel cuore di Hanoi
Caterina Romaniello

CITYSCAPE

FollowMe
Federico Ferrari

EVENTI E MOSTRE

Arte Fiera 2014. L'economia gira attorno all'arte
Stefania De Vincentis

ARCHITETTURA SOCIALE

La "Torre" enciclopedica
Pietro Massai

INSEGNARE DESIGN

Real time rendering nel concept design
Nicola Tasselli

Rappresentazione, design, industria
Francesco Viroli

 

 

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5-6.2013

  • Pubblicato in 2013

EDITORIALI

Una moratoria del Piano per la rigenerazione urbana
Nicola Marzot

PROGETTO

Ski Total 2.0. Elasticospa + 3, 1301 iNN Hotel (Slow Horse), Piancavallo
Giovanni Corbellini

PROGETTO

Architettura Cosciente. Architettura Appropriata in laterizio
Marcello Balzani

Creare paesaggio per via di levare
Alfredo Cisternino

HOUSING

Due case gemelle a Formello, Roma
a cura di Renato Partenope

La conservazione della trasparenza: Casa Milan di Marcos Acayaba
Denise Araújo Azevedo

ARCHITETTURA SOCIALE

Ricette urbane per una Spagna in crisi
Marco Jacomella

ARTE URBANA

Strumenti di arte urbana a Venezia
Stefania De Vincentis

EVENTI E MOSTRE

Cesare Cattaneo: pensiero e segno dell'architettura
Sara Bova

Salotto Verde
Giuseppe Barbieri

URBAN DESIGN

Modelli di riqualificazione del centro storico di Ahmedabad
Pietro Massai

TECNOLOGIE E PRODUZIONE

Vietnam, la scansione laser "incontra" gli antichi imperatori

 

DOSSIER

FORME DEL COLORE
a cura di Federica Maietti, Marcello Balzani

Luz Nas Vielas

Uno spazio urbano flessibile e colorato

RGB: children education center

Into the bricks
Carlo Bughi

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Sostenibilità nei frammenti urbani

  • Pubblicato in 03.2013

Il progetto per la costruzione del Quartiere Bergamella Univillage e la definizione di una vasta area del Parco della Media Valle del Lambro a Sesto San Giovanni: un caso concreto di sensibile equilibrio tra ricucitura urbana e valorizzazione delle aree non fruite. Un intervento realizzato dalla Società Cooperativa Uniabita e progettato dallo Studio dell’Architetto Marco Magni

La zona della città di Sesto San Giovanni chiamata area di “Cascina Bergamella” potrebbe essere definita come un grande invaso ai limiti del fiume Lambro e cerniera tra la periferia della città di Sesto e quella di Milano. L’area è, paradigmaticamente, il tipico “vuoto urbano” scaturito dalle dinamiche di deindustrializzazione che hanno segnato il paesaggio del nord milanese in questi ultimi tre decenni. Intorno all’area di “Cascina Bergamella” si è creata, quasi spontaneamente, potremmo affermare, la propaggine amorfa di una periferia articolata in differenti declinazioni urbanistico-architettoniche, che, però, hanno sempre stentato a trovare una loro fisionomia organica. Il masterplan generale per l’area Bergamella nasce da un’idea progettuale dell’Architetto Marco Magni, che ha sviluppato successivamente anche i progetti edilizi, iniziati nel giugno 2013, e l’ha proposto come reale soggetto di una ricucitura urbana, tenendo sempre in attenta considerazione lo sviluppo, nelle zone della preesistente urbanizzazione, delle dinamiche che hanno modellato le differenti morfologie edilizie e differenti ambienti sociali. Partendo da ovest, rispetto all’area d’intervento, la zona presenta i caratteri tipici dell’urbanizzazione degli anni ‘60 e ‘70, la quale, peculiarmente in questa zona, paga un pesante dazio per essere una sorta di doppia periferia: periferia di Sesto San Giovanni, e contemporaneamente estrema periferia di Milano. Una doppia penalizzazione sentita in maggior misura oggi, a causa dei nuovi insediamenti nel comune di Milano (e.g.: nuovo quartiere Adriano, ecc.). A nord insiste il sito dell’antica “Cascina Gatti”, il secondo punto focale dell’analisi dell’esistente, considerata, all’interno delle strategie esposte dal P.G.T. sestese, come nuovo polo condensatore del policentrismo della conurbazione milanese. A est, in via Molino Tuono, si è sviluppata una zona dai caratteri morfologici e socio- ambientali completamente differenti. Qui, si articola una serie di edific monofamiliari, dal carattere “bucolico”, lungo una strada, decisamente, di campagna. Al confine meridionale, infine, oramai all’interno di Milano, un “vuoto urbano” simile a quello di “Cascina Bergamella” in cui è stato progettato e realizzato il nuovo parco “Adriano”. La proprietà di ciò che definiamo “Cascina Bergamella”, area completamente inutilizzata e abbandonata a se stessa, era divisa fra due maggiori proprietà private e, in percentuale minore, alcune aree di proprietà comunale. Questo ha posto ai progettisti del masterplan i due primi problemi fondamentali da risolvere: la volontà pubblica di creare un intervento di riutilizzo della zona, aperta il più possibile alla fruizione di tutta la cittadinanza; il desiderio degli operatori privati perché non fosse penalizzata la propria iniziativa ed il proprio patrimonio. È stato, quindi, proposto ed elaborato dall’Architetto Marco Magni un Programma Integrato d’Intervento le cui linee essenziali possono essere sintetizzate nei suoi due punti principali: 1) alla comunità viene ceduta un’area pari a circa 15 ettari e mezzo per crearvi un parco, i cui lavori sarebbero stati a carico dell’operatore privato in qualità di opere a scomputo d’oneri d’urbanizzazione primaria e secondaria; 2) all’operatore privato viene concessa la possibilità di costruire edifici per un totale di 120.000 mc circa di residenze, una parte delle quali di tipo convenzionato, con cui l’operatore privato trova, grazie a un innegabile vantaggio economico, la spinta a riutilizzare queste aree dismesse. Risulta chiaro che senza questo tipo di partnership pubblico-privata, in cui l’amministrazione e il privato sono riusciti, non solo a condividere, ma, anche, a trovare una strada congiunta di reciproco vantaggio, non sarebbe stato possibile l’implementazione di questa vasta area urbana. L’elaborazione iniziale del masterplan ha diviso il vasto lotto a disposizione in 3 aree fondamentali: - la prima è l’area limitrofa all’edificato preesistente, i quartieri residenziali degli anni Settanta e Ottanta, la tradizionale cascina lombarda (Cascina de’ Gatti) e la micro edificazione a est (via Molino Tuono). In quest’area, l’idea progettuale portante è quella di creare una ricucitura tra l’antica Cascina de’ Gatti e gli edifici più periferici degli interventi degli anni Settanta, tipici di una periferia non solo poco omogenea, ma anche alienata dal resto della città; - la seconda è quella del parco agricolo di circa 14 ettari. Quest’area, oltre a diventare una zona fondamentale per la creazione del Parco della Media Valle del Lambro, presenta le caratteristiche per diventare la vera e proprio cerniera tra la periferia milanese e quella sestese collegandosi direttamente con il parco Adriano a sud; - al centro di queste due, vero perno dell’intervento, c’è il parco urbano inteso come punto focale dell’intervento di ricucitura delle diverse aree limitrofe. È importante sottolineare come, in questo caso, si è voluto ribaltare l’approccio classico, in cui erano gli edifici a creare la ricucitura tra i vari lacerti urbani, scegliendo, al contrario, il parco come elemento centrale di questa operazione. Gli edifici diventano in questo caso l’oggetto necessario per permettere all’edificato esistente e limitrofo di penetrare all’interno del parco. Di qui la scelta strategica dell’approccio progettuale indirizzata volutamente verso soluzioni che consentissero di agevolare e favorire il cittadino a entrare direttamente nel parco sia dal semplice rapporto visivo che da quello più pratico e funzionale. Queste scelte si sono tradotte in una differenziazione della tipologia architettonica a secondo del diverso rapporto con l’intorno. Lungo Via Molino Tuono, la vecchia strada di campagna, su cui si affacciano edifici monofamiliari, i quali hanno sempre goduto della vista delle piante spontaneamente cresciute nella zona, si è optato per l’inserimento di edifici a torre. La scelta di un elemento tipologico puntuale, arretrato rispetto al fronte stradale, permetterà di raggiungere il doppio obiettivo, da una parte, di creare degli spazi che, anche se privati (e.g.: giardini condominiali) vengano percepiti come una continuazione del parco stesso, permettendo al verde di riattestarsi sulla via, dall’altra di non inibire la visuale del verde da via Molino Tuono. Lungo il lato ovest, invece, dove si affacciano i retri degli edifici periferici di Sesto, il masterplan sottolinea l’importanza vitale di creare una nuova strada, a carattere prettamente urbano, che si inserisce all’interno di un ripensamento organico della viabilità di quartiere, ma che non si limiti, semplicemente, alla funzione di parcheggio isolato e funzionale a residenze periferiche. Di qui la proposta dei progettisti del masterplan di prevedere l’allocamento di più funzioni rivolte sia al vicinato esistente sia ai nuovi residenti. La nuova arteria diventerà vitale nella vita di quartiere e riattiverà un’attrazione positiva della zona sud-ovest di questa periferia sestese, ridirezionandola verso l’antica Cascina Gatti, considerata il punto focale dell’analisi dell’esistente. L’area residenziale, il parco urbano, insieme all’area limitrofa al lato sud di Cascina de’ Gatti (la strada e la piazza antistante la chiesa) diventano il luogo deputato per la proposta di uno sviluppo che rifletta sui criteri, le performance e le finalità della sostenibilità degli interventi nelle aree urbane. Lo sviluppo del tema della riproposta di un mix di funzioni (per esempio: negozi, centri associativi, ricreativi e sportivi, centri per istruzione e la salute), che la zona offre, oggi, in maniera marginale, risulta necessario per implementare e, quindi in futuro, consolidare una miscela di funzioni che possano consentire un facile accesso ai vari servizi locali. La parola chiave, in questo caso, è “locale”: un’equilibrata offerta di funzioni facilmente raggiungibili (circa 10 minuti a piedi) dall’abitazione, evitando di far entrare i cittadini in uno spazio che riproduca in piccolo certi quartieri esclusivamente commerciali. Per questo motivo, insieme al settore commerciale, è stato proposto l’inserimento di funzioni che puntano di più al campo sociale, come l’asilo nido o le zone di aggregazione all’interno ed all’aperto, siano esse zone gioco, o l’area antistante la piazza della chiesa. All’interno della zona commerciale sarà creata una piazza coperta, la quale, aprendosi verso la piazza della chiesa e Cascina Gatti, crea la possibilità di sviluppare una cerniera tra più luoghi di “condensazione sociale”. Uno spazio urbano piacevole, un luogo aperto al pubblico in cui sia affrontato il difficile rapporto tra pubblico e privato, risolvendolo con attenti rapporti tra pieni e vuoti. Il micropiano parte dalla città con la piazza e l’edificio commerciale, trasformandolo, poi, in un organismo che muta in una serie di edifici contemporanei, un’incudine che marca un centro ma segnala anche una direzione di sviluppo lungo il parco, che conduca a termine quello sforzo di ricucitura tra i vari insediamenti già esistenti, ma che, non interagendo fra di loro, si comportano come elementi estranei all’interno della stessa città. la progettazione architettonica L’approfondito studio tipologico relativo ai manufatti architettonici ha focalizzato I’analisi su tre tipologie di fabbrica tipiche del paesaggio lombardo: - la cascina agricola, intesa come somma di più fabbriche edilizie, frutto, spesso, di un’architettura spontanea, ma con una composizione volumetrica di forte impatto; - le mura abitate (il limes); - la torre-porta (il punto focale nel territorio). L’obiettivo di legare morfologicamente I’antico borgo con I’edificazione limitrofa costruita durante il periodo degli anni Sessanta e Ottanta ha fatto maturare, lungo il fronte ovest lo studio e lo sviluppo di un progetto secondo la tipologia delle mura abitate verso la città e dello sviluppo dei volumi tipici della cascina lombarda sul prospetto fronte parco. L’analisi di approfondimento di queste due tipologie trova una sua resa nella prassi con una serie di edifici in linea da cui partono degli edifici bassi che si dispongono intorno “ad uno spazio centrale non perfettamente determinato (una sorta di antica “aia”). All’interno degli edifici a corte trovano allocamento le unità abitative residenziali private, i nuovi spazi per il commercio di vicinato, un centro poliambulatoriale e lo spazio adibito ad asilo. La destrutturazione e la ricomposizione dello spazio classico intorno a cui si costruivano i casolari agricoli ripropone, sul versante che si apre verso il parco, I’elemento essenziale della tipologia in oggetto: uno spazio di permeabilità visiva e funzionale tra costruito e territorio circostante. Sul fronte opposto, il progetto nello spazio interstiziale lungo l’asse viario nord-sud (via di nuova costruzione - prolungamento di Via Curie) vuole ricucire il tessuto urbanizzato, delimitare nettamente un confine preciso tra un fuori (il territorio) e un dentro (il borgo castellato) esaltandone il suo punto focale: la piazza della chiesa. Per ottenere questo risultato progettuale si è optato per I’uso della tipologia delle mura abitate, all’interno della quale trovano allocamento la maggior parte delle unità abitative e il resto degli spazi adibiti al commercio di vicinato. Da ultimo la tipologia a torre-porta, secondo cui si sviluppano i tre edifici a otto piani fuori terra. Gli edifici a tipologia a torre sono situati lungo Via Molino Tuono a “chiudere” il resto del borgo antico. L’isolamento tipologico di questi edifici, come un antico rivelino, gioca il suo “ruolo di propaggine del borgo, “annuncio” dell’abitato in cui si sta entrando, ma elemento non inglobato e non facente parte diretta del resto del costruito, contribuendo a evitare, sul versante di Via Molino Tuono, di creare una cortina edilizia che chiudesse la vista e la permeabilità di cui hanno sempre goduto gli edifici allocati lungo la via verso gli spazi aperti di “Cascina Bergamella”. II progetto morfologico L’approfondito studio tipologico ha richiesto, necessariamente, un contemporaneo approfondimento dei materiali di costruzione e finitura. Anche in questo caso I’obiettivo era di evitare che il progetto potesse giocare un ruolo antinomico rispetto all’antico borgo. Per questo motivo il progetto prevede I’uso del rivestimento, sul fronte che si apre verso il parco, in laterizio alternato a intonaco, scelte nei colori della tradizione. Le coperture, invece, sono state pensate a giardino verde (prato) per richiamare, per morfologia e materiale, direttamente le aree verdi e aperte limitrofe, oltreché aumentare l’effetto verde sulle aree private ed avere migliori risposte di carattere tecnologico/energetico. I serramenti sono previsti in alluminio. La loro stessa composizione sui fronti è stata studiata in maniera citazionale della composizione delle facciate dell’antico borgo. Tutte le ringhiere o parapetti saranno realizzati con finitura in laterizio, mentre i muretti di contenimento del terreno saranno realizzati con finitura in pietra a vista o intonaco, nel rispetto delle tipologie tradizionali. rapporto contesto-progetto e dinamiche di trasformazione relative Rapporto contesto-progetto/Rapporto geomorfologico In questo particolare momento storico-sociale, in cui si assiste a una riqualificazione del territorio attraverso una maggiore attenzione verso gli aspetti abitativi e tra questi, quelli di tipo naturalistico e in particolare geologico, emerge la necessità di predisporre strumenti e suggerire strategie per una corretta e consapevole fruizione, anche in chiave culturale, dei siti geomorfologici che si stanno affermando come elemento di forte presa, non solo visiva ed estetica, ma anche propulsore e aggregante di altri parametri ambientali. II progetto, con il suo approccio metodologico, prende in considerazione anche i problemi di impatto legati alla pressione residenziale e di rischio connessi a una frequentazione indiscriminata. È necessario, infatti, che le prospettive di sviluppo economico si integrino con le strutture sociali e culturali, che vivono e operano nel territorio e con gli edifici. Un obiettivo che il progetto si propone di raggiungere è quello di dare un contributo per arricchire e riequilibrare I’approccio alla fruizione del paesaggio come oggetto di interesse abitativo, integrandone la conoscenza acquisita con punti di vista nuovi. Un altro elemento fulcro del progetto è stato il concetto di sostenibilità ambientale (intesa come capacità di mantenere nel tempo qualità e riproducibilità delle risorse naturali e dell’integrità dell’ecosistema). II progetto architettonico-urbanistico si sviluppa, infatti, prevedendo e risolvendo anche quelle ricadute determinate dalla fruizione del patrimonio geomorfologico, soprattutto per quanto riguarda gli impatti, che le iniziative residenziali possono produrre sull’ambiente. Per quanto riguarda questo tipo di impatto, infine per quanto riguarda questo tipo di impatto, infine, è stata posta particolare attenzione alla vulnerabilità di alcuni geomorfositi ubicati nelle aree più sensibili dell’antica Cascina Gatti, evitando di “pesare” troppo urbanisticamente su tali settori e tenendo nella dovuta considerazione la potenziale fragilità dell’ambiente stesso. Proprio per questo motivo si è optato per: un arretramento del fronte lungo via Fratelli di Dio degli edifici prospicienti il borgo; il mantenimento di un’altezza più bassa possibile dei fronti prospicienti il borgo e il parco; un arretramento del filo facciata degli edifici più alti all’esterno dei limiti perimetrali dell’antico borgo. Rapporto contesto-progetto/Rapporto paesaggistico Come ricordato sopra, il progetto del nuovo intervento approfondisce e sviluppa lo studio e la riproposizione dei caratteri archetipici dell’”architettura spontanea” rurale: - permeabilità tra un dentro (spazio costruito) ed un fuori (territorio di contesto); - compattezza dell’edificato; - sviluppo che asseconda I’orografia del sito; - rapporto compositivo dell’insieme borgo-territorio. Attraverso questi elementi base si vuole affrontare organicamente il problema compositivo-paesaggistico sorto con le costruzioni degli anni Settanta e Ottanta. Il profondo lavoro di controllo delle proporzioni e dei pesi compositivi che si creano tra l’abitato originario, l’insediamento funzionale e il territorio nella sua accezione più ampia, viene espresso da una figurazione basata sul rapporto compositivo della terna punto-linea-superficie. Gli scopi, raggiunti, erano, infatti: - evitare che il nuovo intervento, ponendosi in maniera antagonista con I’antico borgo, soffocasse I’antico, apparendo, contemporaneamente, come una presenza estranea e disorganica nel contesto territoriale; - superare e risolvere la dinamica perversa per cui, paesaggisticamente, I’insediamento funzionale esubera, in termini di superficie, I’antico borgo, assurgendo a elemento deuteragonista. Questo risultato, come confermato sopra, è dovuto all’approfondito studio tipologico relativo ai manufatti architettonici. II punto, ovvero la torre, elemento statico che, più “lontano” dall’abitato, riequilibra a nord-est la composizione territoriale, senza diminuire la centralità del parco. Al di là di un’ipotetica diagonale viene disegnato l’elemento della linea: questo elemento, in combinazione con I’operazione di ricucitura e compattazione dell’antico borgo con gli interventi allocati a ovest, verso Milano, ottenuta attraverso la riproposizione della tipologia del muro abitato, si impegna a risolvere il processo di sintesi del rapporto tra il tessuto traumatizzato in comparazione con il progetto di tessuto di espansione. La linea, elemento dinamico per definizione, lega e, contemporaneamente, diminuisce I’impatto superficiale dell’insediamento funzionale degli anni Settanta. Certo questo obiettivo non sarebbe raggiunto senza la necessaria opera di ricucitura degli spazi interstiziali con il parco della Media Valle del Lambro. L’antico borgo e il parco diventano, in questa maniera, il terzo termine della terna “punto-linea- superficie”, riacquistando quella centralità compositiva, perduta con le costruzioni dell’insediamento periferico della città di Sesto, eliminando I’antinomia derivante dal rapporto antagonistico tra antico borgo e insediamento funzionale. Fondamentale, in questo contesto, anche il sapiente e difficile lavoro intorno al concetto di mimesi architettonica. Era, infatti, importante evitare il semplicistico mimetismo edilizio, trovando una soluzione di composizione paesistico-territoriale che superasse la facile operazione di occupazione edilizia delle aree disponibili, mitigata, magari, in seconda istanza da operazioni di celamento visivo posticce. È la stessa diversa e bilanciata strutturazione linguistica delle tre aree scelte dal progetto, attraverso il differente studio tipologico (zona permeabile a est e zona di ricucitura del borgo a sud-ovest), che porta il nuovo intervento a fondersi con il contesto esistente e, al contempo, è lo stesso intorno del parco, attraverso le zone di permeabilità individuate, che penetra nell’edificato e ne mitiga il, pur non lieve, impatto sul paesaggio. Rapporto contesto-progetto/Rapporto infrastrutturale Da ultimo un breve richiamo alle ricadute infrastrutturali del nuovo ampliamento. Il nuovo intervento si propone un aumento delle funzioni di residenza, rispetto a quelle esistenti. Questa implementazione non avrà alcuna ricaduta sulle: - infrastrutture viarie del territorio circostante; soprattutto per la previsione di tutta una serie di nuove strade progettate per drenare sia il traffico già esistente, che quello di nuova creazione; - organizzazione della raccolta dei rifiuti determinata anche dalla nuova costruzione; - fruizione delle riserve idriche del comune. In questo caso, però, grazie anche alle nuove infrastrutture previste dal PII non prevediamo grosse difficoltà rispetto all’esistente. Da questo punto di vista, quindi, possiamo confermare che il progetto non prevede nessun aumento di squilibri di alcun tipo rispetto alla attuale normale gestione dell’amministrazione pubblica locale.

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